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Venti ettari coltivati a canapa. Da fumare? "Ma no, si producono farina, olio e mattoni"

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La coltivazione della Canapa La coltivazione della Canapa

Palata. Tra i campi che diradano intorno a Palata si coltiva di tutto. Grano, pomodori, insalata, avena, orzo, olive. Nemmeno si fa caso al tipo di colture quando si percorrono le strade dissestate che circondano il paese. Eppure, a poca distanza dal centro abitato c’è una piantagione che lascerebbe stupefatto chiunque. Quasi a dire «stupefacente». Distese di centinaia di migliaia, forse milioni di piante che non danno spazio a troppe interpretazioni. Foglie di canapa. Ma qui bisogna fermarsi ed evitare di richiamare in una terra sperduta migliaia di «curiosi» e desiderosi chissà di cosa.

Le foglie sono proprio quelle della «Maria» ma qui di «stupefacente» c’è solo l’estensione della piantagione. Oltre venti ettari coltivati a canapa industriale e destinata ai settori dell’alimentazione, del tessile e delle costruzioni. L’idea è frutto di un progetto che allo stesso tempo rappresenta una «filosofia di vita» in termini di sostenibilità. A lanciarlo l’associazione ’Sativa Molise’ presieduta da Rosario Scotto, 46 anni, di origini siciliane ma trapiantato a Palata per ragioni di cuore. Insieme a lui ci sono Marzio Fiore, Davide Petrollino e Tarquinio Di Felice.

Il responsabile precisa subito che con queste piante non «si fanno le canne» per dirla in gergo ma si tratta di varietà - da qui Sativa appunto - che non contengono sostanze psicotrope o vietate dalla legge. Basta in sostanza impiegare una varietà di “Cannabis Sativa”a basso tenore di Thc (inferiore allo 0,2% che sia compresa nel Registro Europeo delle Sementi ed occorre osservare le norme europee del settore. A Palata lo fanno senza problemi «perché tutto è in regola ed è autorizzato». E ci mancherebbe se qui esiste anche un sito internet che pubblicizza il progetto. Ma che cosa si farà con tutta questa speciale «Maria» autorizzata?

«Anche pane, biscotti, pasta e caramelle con le farine e poi c’è l’olio, da quello alimentare a quello industriale» - spiega tranquillo Rosario mentre mostra prodotti di questo tipo già sul mercato per i quali sono peraltro riconosciute le qualità nutritive da esperti di alimentazione.Polisportiva San Pietro Per farla breve con i semi si fanno olio e farine; con la «fibra» e il «canapulo» ci sono altri utilizzi che vanno dal settore tessile alla bioedilizia con tanto di mattoni molto resistenti. Non a caso - osserva Rosario - in un periodo di grande crisi per l’agricoltura questa coltivazione può rappresentare un valore aggiunto per fare reddito».
C’è anche l’aspetto ambientale: «Si produce canapa in agricoltura biologica, non si usano concimi e pesticidi vari e la pianta diventa un fertilizzante naturale». Una doppia filosofia, insomma. Ma a che punto è il progetto? Mancano due mesi alla trebbiatura come indicato sullo stesso sito dell’associazione e c’è ancora molto da fare. I responsabili seguono fiere ed eventi organizzati in Italia e all’estero. Si specializzano per poi «sfondare» sul mercato. Finanziamenti? «Per ora tutto di tasca nostra - assicura Rosario mentre prepara un caffè (non di canapa - poi si vedrà. Stiamo valutando tanti progetti e non escludo due sorprese da lasciare davvero stupefatti».



di Fabrizio Occhionero

Fonte: www.primonumero.it












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