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Accedere alla Cannabis Terapeutica, novità e cambiamenti

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Il 2014 è stato un anno denso di cambiamenti per quanto riguarda la legislazione sulla cannabis per uso medico; che, ci teniamo a ricordare, è permessa fin dal 1997. La legge ha subito diversi cambiamenti ma il medicinale è ancora difficilmente reperibile dagli stessi malati. Grazie ad alcune recenti modifiche e alla partenza di alcuni progetti pilota per l’auto produzione, presto ci saranno importanti novità per poter rendere più accessibile e meno costoso questo prezioso farmaco.

Cosa cambia?

Costi più bassi grazie alla produzione sul territorio nazionale e regionale.

Per fare fronte ai salati costi dell’importazione, agli inizi di settembre, è stato stilato un accordo tra il ministro della salute Lorenzin e della difesa Pinotti che permetterà di far partire un progetto pilota per l’auto produzione del medicinale nel territorio italiano. Il progetto sarà attuato all’interno dello stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che si occuperà sia della coltivazione (in aree sottoposte a sorveglianza) che del confezionamento dei medicinali da distribuire successivamente alle farmacie territoriali e ospedaliere. Se la lavorazione del farmaco viene affidata solo allo stabilimento di Firenze, non si esclude che la cannabis potrebbe essere coltivata anche altrove, come al CRA di Rovigo, fino ad ora l’unico centro autorizzato a coltivare la pianta per fini di ricerca, costretto però a distruggere il prodotto finale.

Secondo le dichiarazioni del ministro, entro la fine di ottobre verrà definito il protocollo operativo e il medicinale potrà essere disponibile per i pazienti già alla fine del 2015. La Lorenzin ha però aggiunto che questo progetto non sarà assolutamente il primo passo per permettere ai pazienti l’auto produzione.

Fino ad ora sono state le leggi regionali a regolamentare l’utilizzo e l’erogazione a carico del SSN (Sistema Sanitario Nazionale) del farmaco cannabis all’interno del territorio. Però non tutte le regioni hanno questo tipo di regolamentazione, quindi grazie alla produzione nel nostro paese del medicinale, questo entrerà a tutti gli effetti (in tutte le regioni) a far parte dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), cioè quelle prestazioni che dovrebbero essere erogate gratuitamente, o con un ticket in base alla fascia di reddito di chi richiede il trattamento, dal Servizio Sanitario Nazionale.

Quali sono le leggi regionali e come funzionano?

Per il momento le leggi regionali sono undici (Puglia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Friuli, Sicilia, Abruzzo, Liguria, Marche, Umbria e Basilicata), diverse tra loro ma convergenti tutte su un unico punto: il medicinale deve essere erogato gratuitamente ai pazienti e il costo deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Le leggi delle regioni Puglia, Toscana, Marche, Veneto, Friuli, Sicilia e Abruzzo prevedono che il costo dei farmaci cannabinoidi importati dall’estero sia rimborsabile dal servizio sanitario regionale, se l’inizio del trattamento avviene in ambito ospedaliero e in regime di day hospital. Anche dopo la dimissione del paziente i farmaci sono a carico del SSR e forniti dalla farmacia ospedaliera. Se, al contrario, il trattamento è stato avviato in ambito domiciliare dietro richiesta del medico di famiglia (Mmg), il paziente dovrà rivolgersi a una farmacia del servizio pubblico per l’importazione e dovrà pagare il prezzo di costo richiesto dal produttore e le spese accessorie riportate nella fattura.

Per i farmaci già in commercio in Italia (come Sativex per i pazienti affetti da Sclerosi Multipla) ci si può rivolgere a una farmacia pubblica, con costi a carico del SSR o a una farmacia privata, con costi a proprio carico.

Il medicinale è invece sempre a carico del SSR nella legge approvata il luglio scorso in Basilicata.
Inoltre, sempre nel luglio scorso in Puglia è stata approvata all’unanimità una proposta di legge che vuole regolare la produzione del farmaco direttamente all’interno del proprio territorio, fissando anche un prezzo al medicinale: 1,55 euro al grammo. La sperimentazione sarà attivata in collaborazione con diverse università e con lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, autorizzato a produrre medicinali cannabinoidi; ma, soprattutto, sarà avviata in collaborazione con le stesse associazioni dei pazienti.

Anche altre regioni hanno approvato provvedimenti simili, con lo scopo di diminuire i costi dell’importazione e cercare di raggiungere l’autosufficienza nella produzione.

I testi approvati in Veneto, Liguria, Sicilia e Abruzzo prevedono la possibilità di convenzioni con centri e istituti autorizzati alla produzione di farmaci cannabinoidi, come il CRA di Rovigo e lo stabilimento di Firenze. L’Abruzzo prevede anche un fondo di 50mila euro all’anno per assicurare la fornitura di farmaci a base di cannabis ai pazienti.

Ci sono anche alcuni provvedimenti al fine di aumentare la conoscenza di medici, farmacisti e pazienti riguardo alla Cannabis Terapeutica: in Friuli Venezia Giulia , Sicilia, Umbria e Basilicata sono promosse specifiche iniziative di informazione e corsi di aggiornamento per il personale medico e gli operatori sanitari.

Come ottenere, adesso, i farmaci?

Uno dei primi piccoli passi verso una facilitazione nei trattamenti con medicinali cannabinoidi era già stato mosso nell’aprile scorso, dopo la sentenza di incostituzionalità dell’ormai famigerata legge Fini-Giovanardi, grazie al nuovo DL Stupefacenti firmato Renzi-Lorenzin, che ha cambiato le tabelle delle sostanze stupefacenti creandone una “ad hoc” proprio per la cannabis, che ora risulta in tabella 2 e viene quindi considerata una sostanza “diversa” non più paragonabile alle droghe pesanti della tabella 1 (oppiacei, amfetamine, cocaina…), ma la posiziona accanto alle benzo-diazepine come una sostanza con un conosciuto valore terapeutico.

La legge non prevede ancora nuove facilitazioni per accedere alle cure, quindi, nell’attesa dell’attuazione dei primi progetti di auto produzione del farmaco nel nostro paese e di un eventuale cambiamento dei metodi di erogazione dello stesso, l’iter per accedervi è sempre lo stesso e richiede l’importazione per un fabbisogno massimo di tre mesi. La prescrizione va ottenuta tramite il proprio medico di famiglia o da uno specialista ospedaliero. Il paziente è inoltre tenuto a compilare un modulo di “consenso informato” per ottenere la ricetta.
C’è una sola ditta italiana che si occupa di svolgere le formalità burocratiche e importare direttamente il Bedrocan (composizione galenica a base di infiorescenze essiccate di cannabis) dal Ministero della Salute Olandese e lo spedisce direttamente ad alcune farmacie, sveltendo la procedura. Ricordate comunque che l’accesso ai farmaci cannabinoidi in molte regioni è gratuito solo se richiesto dal medico ospedaliero e per il trattamento iniziato in ambito ospedaliero. Se la ricetta viene fatta dal medico curante, il farmaco sarà a carico del paziente.

Le premesse sono buone.

Sembra che finalmente le mille risorse fornite Cannabis Terapeutica stiano per essere riconosciute, così come i diritti dei pazienti. Non bastano però buone premesse, la strada per la piena accessibilità del farmaco è ancora lunga e bisognerà vedere in che modo la legge sarà attuata e modificata, per poter permettere a chiunque ne necessiti cure gratuite e sufficienti.

Link Utili:

Qui potete trovare la lista delle farmacie vicino a voi che hanno a disposizione Bedrocan

Modulo per il consenso informato e alcune informazioni sulle ricette

- Da qui potete scaricare il modello di richiesta di importazione del farmaco e una ricetta precompilata per l’importazione di Bedrocan.

Fonte: Uso Medico












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