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Lunedì, 22 Agosto 2016 16:46

La Lavorazione

La lavorazione della fibra di canapa consiste, essenzialmente, in due fasi: la prima, chiamata “stigliatura”, che separa la fibra (la parte esterna dello stelo di canapa) dal canapulo (la parte legnosa interna). La seconda, la cosiddetta “pettinatura”, è un processo attraverso il quale si effettua un ulteriore lavorazione della fibra, togliendo eventuali residui di canapulo, per renderla più omogenea e prepararla al successivo processo di filatura.

Un ettaro di canapa coltivata si traduce in circa 10.00 Ton di paglia ( media ponderale) che viene sottoposta alla fase di stigliatura. L’90% del risultato si trasforma in sottoprodotti: canapulo 70%, stoppe di stigliatura 10%, polveri 10%. Il 10% è stigliato lungo tiglio e viene sottoposto al processo di pettinatura. Il 40% si trasforma in sottoprodotti: stoppe di pettinatura 35%, polveri 5%. Il 60%, invece, è pettinato lungo tiglio, destinato alla filatura.

Pubblicato in Principali utilizzi
Lunedì, 22 Agosto 2016 16:37

Mission

L'associazione ha come scopo di:

  • Promuovere la diffusione dei principi di equità e di sostenibilità economica, sociale ed ambientale. 
  • Rispettare e difendere la tutela dell'ambiente naturale attraverso l'utilizzo consapevole delle risorse naturali rinnovabili in sostituzione di quelle non rinnovabili.
  • Sussidiarietà tra i soci e tra le strutture ai diversi livelli: locale, regionale, nazionale e sovranazionale
  • Tutelare, promuovere, comunicare e valorizzare le risorse agro-alimentari e del territorio.
Pubblicato in Mission

Il valore del seme di Canapa è stato riconosciuto in Italia dal Ministero della Salute con Circolare del 22 Maggio 2009.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda per la popolazione l’assunzione di acidi grassi polinsaturi omega 6 ed omega 3 in proporzione da 4/1 fino a 6/1, per prevenire o curare le malattie più diffuse nelle società moderne (colesterolo non HDL alto, trigliceridi nel sangue, diabete, artrite reumatoide, artrosi, asma, psoriasi ed eczema atopico, lupus, altre malattie autoimmuni in genere, sindrome premestruale, depressione).

I semi di canapa, che non contengono mai THC (sostanza psicoattiva utile sotto l’aspetto terapeutico), contengono naturalmente omega 6 ed omega 3 in rapporto 3/1, che in natura è quello più vicino al rapporto raccomandato dall’OMS. Analogo rapporto si trova soltanto nell’olio di pesce, che deve essere chimicamente trattato.L’associazione della assunzione di olio di semi di canapa con l’impiego in cucina di olio extravergine di oliva per condire (l’olio di oliva contiene omega 6) fa raggiungere il rapporto ottimale.

L’olio di semi e la farina di semi di canapa sono considerati dai nutrizionisti “vaccino nutrizionale”, alimento che, introdotto nella dieta giornaliera, rinforza e regola la risposta del sistema immunitario, del sistema ormonale e del sistema nervoso nei confronti delle aggressioni dell’ambiente.

Numerose ricerche hanno dimostrato l’efficacia dell’impiego dell’olio di semi di canapa in funzione preventiva per la salute. La sua assunzione in presenza di patologie e di impiego di farmaci ha dimostrato di portare a miglioramenti del quadro clinico. Naturalmente in questi casi l’impiego deve essere concordato con il proprio medico.

Il seme di canapa e gli alimenti derivati contengono altri importanti componenti tra cui in particolare proteine che comprendono tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile. E’ quindi alimento ideale per vegani e vegetariani.

Pubblicato in La Pianta

I semi di canapa, hanno attirato molta attenzione negli ultimi anni da parte di ricercatori e promotori della salute pubblica.

I semi di canapa sono considerati un ‘super alimento’ per molte ragioni. E mentre il suo legame con la pianta di cannabis rimane un ostacolo, gli scienziati continuano a scoprire nuovi benefici del seme e dei suoi derivati.

Il mese scorso, l’ American Chemical Society ha pubblicato un documento che ha rivelato ”quanti composti salutari contiene l’olio di semi di canapa”

Ma mentre la ricerca è ancora in evoluzione, si scopre che la canapa ha avuto una lunga storia come un alimento salutare. Qui ci sono 9 dei vantaggi più importanti e sorprendenti per la salute che i semi di canapa possono offrire.

1. Usato come cibo e medicina per almeno 3000 anni

Gli antichi cinesi descrivono i semi di canapa e l’olio come cibo e, nello stesso modo, medicina. (alimento ” nutraceutico”). Tuttavia, le prove suggeriscono il seme è stato utilizzato dall’uomo sin dalla preistoria.

2. Ricco di proteine nobili, fibre, vitamine e minerali

I semi di Canapa hanno livelli elevati di proteine nobili ( “edestine “), fibre e vitamine A, C, ed E. Sono anche ricchi di minerali, incluso il fosforo, potassio, magnesio, zolfo, calcio, e ha modesti livelli di ferro e zinco.

3. Ricco di antiossidanti

I semi di Canapa contengono alti livelli di vitamina E, che è uno degli antiossidanti più importanti. Inoltre contiene tocoferolo, che è noto per i benefici nella malattia di Alzheimer e aterosclerosi, e fitolo, che ha sia proprietà antitumorali, sia antiossidanti.

4. Combatte il colesterolo cattivo

Gli studi suggeriscono che i semi di canapa e l’olio spremuto a freddo può aiutare abbattere il colesterolo e prevenire problemi causati da colesterolo alto, compresa la coagulazione del sangue.

5. Migliora le condizioni della pelle

E’ stato dimostrato che l’olio di canapa è in grado di migliorare i sintomi clinici della dermatite atopica. Uno studio pubblicato nel 2005 ha concluso che i benefici riguardo a colesterolo e pelle erano entrambi generati da una “fornitura equilibrata e ricca di PUFA (acidi grassi polinsaturi) in questo olio di canapa.” (Può essere utilizzato anche direttamente sulla pelle, massaggiando la parte interessata)

6. Presenta un perfetto equilibrio di acidi grassi essenziali

L’olio di canapa contiene un rapporto di 3:1 tra i due grassi essenziali: omega-6 e omega-3. Questo è il rapporto ideale raccomandato da OMS e Health Canada per la salute cardiovascolare. Nessun altro olio vegetale contiene questo rapporto!

7. Previene le malattie cardiache

Uno studio pubblicato nel 2007 ha concluso che l’assunzione di semi di canapa può impedire la coagulazione del sangue, che “può essere di beneficio nella protezione contro i colpi di coagulo e infarto del miocardio. “Un altro studio ha concluso che i semi di canapa possono offrire una protezione significativa contro l’ictus.

Infine, l’analisi American Chemical Society ha concluso che gli alti livelli di acido α-linolenico (omega-3 grassi) presente nei semi di canapa “possono avere implicazioni nutrizionali favorevoli e gli effetti fisiologici benefici sulla prevenzione della malattie coronariche e il cancro.”

8. Benefici in malattie degenerative

La stessa analisi ha concluso che il livello di acido γ-linolenico (un grasso omega-6) presente nei semi di canapa ” fornisce un elevato valore farmaceutico per le malattie croniche degenerative.” Secondo gli autori, tra queste possono considerarsi l’aterosclerosi, le malattie cardiovascolari, malattia di Alzheimer e alcuni tipi di cancro.

9. Riduce l’infiammazione

I semi di Canapa contengono una varietà di steroli e alcoli che sono noti per ridurre l’infiammazione, che è un fattore alla base di una vasta gamma di malattie moderne.

Tratto da: LeafScience

Pubblicato in La Pianta

Clima

L’optimum è un clima temperato ma la pianta può crescere ovunque. Sono necessari 4 mesi per la produzione di fibra e 5 mesi e mezzo per la produzione di semi. La pianta può sopportare le gelate anche se la temperatura ideale è tra 15 e 26 °C, quando la temperatura è al di sopra dei 26° C la pianta entra in una fase di crescita rapida in cui si alza da 4 a 6 cm al giorno. Le precipitazioni sufficienti si aggirano tra i 63 e 76 cm3 annui. La canapa ha bisogno di molta umidità durante le sue prime 6 settimane di vita, durante la germinazione e finché la pianta non abbia sviluppato un buon sistema radicale; dopo questo periodo la pianta cresce anche in condizioni di siccità.

Suolo

Una caratteristica sorprendente della Cannabis Sativa è la sua abilità nel crescere in un grande range di suoli e climi, anche se per una miglior crescita (per l’alta produzione di fibra di ottima qualità) richiede un terreno ricco che abbia un buon drenaggio naturale ma non soggetto ad una grave siccità durante il periodo di crescita. Il terreno ideale è argilloso, con struttura sciolta, contenente una buona quantità di materiale vegetale in decomposizione, più alcalino che acido. Non è raccomandato un suolo ghiaioso, sabbioso o argilloso impermeabile al sole. L’acidità ideale ha un ph che varia tra i 5.8 e i 16, non cresce bene ad alte acidità. Si è osservata una crescita mediocre per le piante coltivate in un terreno con aratura lieve o in campi overcoltivati.

Semina

E’ una pianta dioica e ciò significa che le piante maschio producono fiore con li polline e le piante femmine contengono gli ovari da cui poi nasceranno i frutti. Le piante maschio sono le migliori per la produzione di fibra mentre le femmine per la produzione di semi. Per massimizzare la produzione di fibra di solito la distanza tra le file deve essere tra i 10 e i 20 cm e devono essere seminati tra i 150-400 semi / m2 per evitare le ramificazioni (circa 22,5– 60 kg/ha ndt). Quando è seminata per produrre seme la distanza tra le file è più ampia così da permettere le ramificazioni, la distanza tra le file deve essere 20, 30, 40 cm; aumentando la distanza si aumenta la produzione di semi. Andrebbe seminato 1/5 di semi rispetto al quantitativo utilizzato per la produzione di fibra ma ciò dipende dal terreno e dalla sua fertilità. La canapa non dovrebbe essere seminata a più di 5 cm e l’optimum di profondità è tra 3-4 cm. Il seme dovrebbe germinare entro 24-48 ore e, in un terreno adeguatamente umido e alla giusta temperatura, dovrebbe emergere in 5-7 gg. Il seme può iniziare la germinazione anche a 1-2 °C ma è raccomandato aspettare finché il terreno non sarà più caldo (10-12 °C o anche 15-17 °C). Qualsiasi macchinario che sia facilmente regolabile come le seminatrici per il grano e le seminatrici di precisione.

Crescita

La canapa richiede considerevole quantità di nutrienti (dovuto al suo alto rendimento in materia secca e rapida crescita). L’azoto è il più importante nutriente per la canapa e il più richiesto nelle prime 6-8 settimane. Il fosforo è richiesto nel periodo di fioritura e produzione di semi. Nel 1913 si sosteneva che il miglior concime era il letame dell’aia che assicura l’apporto di azoto, potassio e acido fosforico. La canapa è un ottimo erbicida e non servono agenti chimici. L’elevata densità di ombra creata da una buona coltura elimina velocemente, la maggior parte, se non tutte, le erbe infestanti. Questo controllo delle infestanti continua fino all’anno successivo.

Raccolto

I tempi e i metodi di raccolta differisco a seconda del tipo di raccolta, nella produzione di fibra avviene generalmente 70-90 gg dopo la semina (appena l’ultimo polline viene versato). La raccolta dei semi inizia il 60 % dei semi è maturato, quando i semi sono pronti per la raccolta il loro aspetto, similmarmoreo, è facilmente identificabile. Le loro bucce esterne diventano gialle (dal verde brillante) e ciò accade usualmente 4-6 settimana dopo la raccolta della fibra. La raccolta della canapa per fibra può essere effettuata con i macchinari che producono balle già esistenti che includono: falciatrice, rastrello, ranghinatore, pressa. Ovvero falciatura, andanatura, macerazione e imballatura. Quando la canapa è pressata in balle e conservata l’umidità contenuta non deve superare il 15 %. Le balle possono essere conservate a lungo in luoghi asciutti.

Nella raccolta dei semi può essere utilizzata una mietitrebbia dotata di una fresa a doppio raggio. Il raccolto prodotto dipende dal terreno, dalle condizioni di crescita e dalle tecniche agricole utilizzate. Per la produzione di fibra sono attese 3-5 t ad acro (0,4 ha). Dopo essere stata processata produrrà 1 t di fibra e 3-5 t di canapulo. Nella produzione di seme il rapporto può variare da 4 x 10-1 a 1 m3 per acro.

I benefici per il terreno

La canapa allenta, addolcisce e ombreggia il terreno. Le foglie che cadono formano una pacciamatura naturale e preservano l’umidità e i batteri del suolo. Il sistema di radici penetra profondamente e si degrada velocemente dopo la raccolta. Le radici a fittone della canapa tendono ad allentare il suolo in modo più efficace rispetto alle radici fibrose del grano e dell’avena o di colture simili. Le sue radici a fittone penetrano in profondità nella terra areando il suolo e prevenendo l’erosione. Più dei 2/3 di materia organica ritornano nel suolo se la canapa viene fatta macerare in campo e la terra, dopo la sua coltivazione, è più facilmente lavorabile (rispetto al grano). Inoltre è un’ottima coltura di rotazione ma può essere piantata nello stesso terreno per diversi anni. E’ altamente probabile che l’introduzione della canapa come coltura di rotazione può aumentare il benessere del terreno.

Pubblicato in Coltivazione

Valerio Zucchini si occupa di fibre e di canapa da circa 20 anni. In particolare le sue fatiche negli ultimi anni si sono rivolte alla creazione di una macchina per semplificare il lavoro agricolo di raccolta della canapa, la CSS 8 che taglia, strippa e andana gli steli. L’idea a monte è che il metodo di lavoro consolidato per il lino funzioni bene anche per la canapa e che, una volta tagliata, si proceda con il metodo della macerazione in campo. La canapa rimane sul campo, esposta per qualche settimana agli agenti atmosferici in modo che si separino le fibre della parte corticale (libro) dalle parti legnose interne (canapuli). Un processo che ha sostituito l’ormai vietata macerazione tradizionale o rustica, quella che si compiva con sistemi tradizionali dagli stessi agricoltori ed era eseguita da noi in acqua stagnante (maceri), ed è ancora oggi eseguita in acqua corrente nei fiumi caldi del Sud Est Asiatico.


La presentazione ufficiale
 della CSS 8 (nella foto a sinistra) avverrà durante il prossimo World Hemp Congress che si terrà in Slovenia dal 24 al 28 agosto 2014. Ma non è l’unica novità che ci ha raccontato, perché Zucchini è un fiume in piena di idee, progetti e visioni.Durante l’incontro nazionale organizzato da Toscanapa, si è fatto portavoce della possibilità di creare una federazione della canapa italiana. Gli abbiamo fatto qualche domanda per fare il punto della situazione.


Partiamo dal World Hemp Congress…
Sono stato invitato a condividere il progetto della mia macchina che sarà collaudata a luglio, quindi giusto in tempo per il congresso di agosto.

Di cosa si tratta?

E’ una macchina che taglia e andana (dopo aver tagliato li steli la lascia in file ordinate sul campo per poi procedere alla macerazione in campo) e con un opzione che le permette di strippare i raccolto (seme e foglie). E’ in studio e prossimamente messa in lavorazione anche una macchina per rivoltare gli steli lasciati  in andana a macerare (nella foto a sinistra) che devono necessariamente essere rivoltati  per ottenere risultati  di perfetta  omogeneizzazione. L’insieme delle macchine agricole si completerà con il  pickup imballatore che serve sveltire i processi di movimentazione logistica  di tutta la parte agricola. Tornando alla CSS 8 ci tengo a sottolineare è basata su una meccanica “made in ltaly,” mentre le parti tecnologiche nuove arrivano da  esperienze fiamminghe assimilate prima dagli americani e poi dai russi: tutti insieme per ricostruire la filiera della canapa del terzo millennio.

Qual è lo scopo?
Il 2014 dovrebbe essere l’anno dell’automazione agricola come primo passo verso la rinascita della filiera e ci stiamo muovendo in questa direzione. Sarà una macchina adatta per lavorare piante non troppo alte come tutte le monoiche francesi o le varietà di origine dell’est Europa come Fedora, Felina, Ipsilon, UZO 31. Il tutto nell’ottica di tornare a produrre una fibra di qualità come facevamo una volta e anche per sostenere un mercato nuovo, quello dei semi e/o oli di canapa particolarmente apprezzati.

E non sarebbe possibile farlo con varietà italiane?
Le varietà italiane oggi presenti sono troppo alte per produrre della fibra di qualità e con valori di THC molto instabili;  Per questo ho parlato delle piante francesi. Ma posso anticipare che, dopo molto lavoro, dal 2016 dovrebbero essere disponibili un paio di varietà monoiche italiane: una più vocata alla produzione di seme e un paio di varietà per la produzione di fibre e canapuli.

Come è andato il convegno di Toscanapa?
Bene, ma ho visto che nel report pubblicato è stato dimenticato l’alimentare. Credo valga la pena ricordare che abbiamo fatto un assaggio di oli di canapa prodotti in Italia. Per i riscontri del pubblico il primo posto è andato a pari merito all’olio prodotto da Lucanapa con semi importati di Finola e quello prodotto da Honorati nelle Marche con i semi di Carmagnola, dal sapore forte e più costoso sia perché ci vogliono più semi da spremere per produrre la stessa quantità di olio di altre varietà, sia perché ad esempio la raccolta dei semi è stata svolta in “elicottero”. Poi un ottimo risultato anche del mio olio prodotto con i semi importati di Uzo 31 con molte richieste di commercializzazione da parte di vari siti online. Quello degli alimenti in canapa è un punto fondamentale per il nostro settore che sta crescendo molto.

E come nasce invece l’idea di una federazione nazionale?
L’idea nasce dal fatto che sia doveroso sviluppare seriamente il made in Italy per tutto quello che riguarda la canapa e i derivati. Per farlo bisogna innanzitutto contribuire a creare la domanda di prodotti e applicazioni, ma anche aprire il mercato alla concorrenza per portare avanti gli interessi di tutti i canapicoltori italiani.

C’è qualcosa che non va con Assocanapa?
Guarda, io personalmente non ho mai avuto problemi con loro. Da quello che sento però sono molte le associazioni regionali che lavorano in questo settore che non sono molto contente del modo in cui viene gestita l’attività. 

In che senso?
Senza voler nulla togliere a Felice Giraudo e alla sua associazione, che ha contribuito da sola a “tener su” la canapa negli anni dell’oblio, oggi non si può andare avanti così perché Assocanapa srl è a tutti gli effetti una società privata che fa giustamente i suoi interessi, ma che proprio per questo a molti non sembra giusto che si presenti come coordinamento nazionale invece che come associazione regionale. E’ lo stesso motivo per il quale, nell’idea di federazione nazionale che è stata lanciata, ho detto da subito che non avrei potuto farne il presidente perché essendo io un’azienda o un professionista che fa consulenze operante nel settore, mi sentirei in conflitto di interessi.

Qual è il prossimo passo?
Dando per scontato che restino le intese e gli accordi presi al meeting di Toscanapa, ci sarebbe nell’aria l’intenzione di promuovere un evento per benedire e dare definitivamente il via libera a questa organizzazione che avrebbe la presunzione di essere il coordinamento nazionale delle varie realtà regionali libere di gestirsi il territorio e i prodotti come meglio ritengono in un mercato senza vincoli.

Prossime notizie sulle tue attività?
A luglio ci saranno i test della CSS8 (Cutting, Stripping, Swathing) con il taglio e la raccolta di fiori e foglie per la produzione di olio essenziale. A settembre invece procederemo alla raccolta del seme delle varietà monoiche che ho importato e dato alle organizzazioni che hanno creduto in me e nelle mie proposte.

Fonte: www.canapaindustriale.it

Pubblicato in News

La tradizione dei giocattoli in legno incrocia l’eco-sostenibilità dei materiali. Il progetto è stato pensato dal giovane studio di designer Henry & Co. (nella foto sotto), per “rievocare sensazioni di magia e sogno al bambino che lo utilizzerà, stimolandone soprattutto i sensi e le abilità”.

Il materiale utilizzato è l’MDF di canapa ed è è frutto di un progetto volto a realizzare una filiera agroindustriale per la produzione e l’introduzione sul mercato di una serie di prodotti innovativi ed ecocompatibili a base di una fibra naturale. Si chiama Canapalithos, è prodotto dalla CMF Greentech ed è costituito da biomassa di canapa utilizzando la pappa reale come legante. E’ ignifugo e resistente all’acqua e, secondo l’azienda che lo produce, “il prodotto che ne risulta è paragonabile al MDF in legno, ma come principale caratteristica vanta il fatto di non contenere al suo interno la formaldeide, una sostanza pericolosa per la salute dell’uomo e per i suoi effetti sull’apparato respiratorio”.

Il Rocking Horse è stato creato dallo studio di design all’interno del progetto LivingHemp che intende utilizzare e lanciare nel settore del design di prodotto un materiale innovativo e allo stesso tempo tradizionale, quale è appunto l’MDF di canapa. Il Rocking Horse sarà in esposizione in occasione del Fuori Salone di Milano dall’8 al 13 aprile presso il DIN – Design in 2014, in via Via Massimiano 7 (Zona Ventura Lambrate) a Milano. Intanto abbiamo fatto qualche domanda ai designer del progetto per saperne di più.

Henry&Co.: come mai avete scelto questo nome per il vostro studio di design?
Il nome Henry&co. deriva da un famoso personaggio storico: Henry Ford; egli, negli anni quaranta, realizzò un’auto che “usciva dalla terra”. La Ford Hemp Body Car era un’automobile interamente realizzata in fibra di canapa ed alimentata da etanolo di canapa. Per noi è come se fosse il nostro mentore visto che ha saputo unire per primo concetti come la ricerca, la scoperta scientifica, l’applicazione tecnologica, il buon disegno e l’effetto sociale positivo.

Quest’anno presentate il Rocking Horse, come mai questa scelta di materiali e prodotto?
Perché madre natura, colei che ha già creato tutto, si mostra maestra indiscussa nella scienza e nell’arte per la sua bellezza e funzionalità: dal micro al macrocosmo, dalla flora alla fauna, rivela la sua perfezione. Ma presenta anche il proprio conto quando si tratta di sfruttarla indiscriminatamente. Forse qualcuno da un po’ di anni ha capito che dobbiamo cambiare strada….Una strada più green, più eco-sostenibile e con un impatto ambientale più basso. Il Rocking Horse, oltre a essere un prodotto di design innovativo, rappresenta l’inizio di una serie di creazioni green, capaci di sensibilizzare le persone alla sostenibilità dell’ambiente, attraverso il loro utilizzo anche per i più piccoli.

Come si sviluppa il progetto Living Hemp?
Living Hemp deve essere un nuovo modo di vivere, pensare e produrre oggetti. Pensate solo che la Bibbia è scritta su carta di canapa o che la BMW già da tempo utilizza pannelli di canapa per le portiere e non vi dico in futuro cosa ci aspetta con le nanotecnologie. Living Hemp dovrà arrivare molto lontano, l’ EXPO 2015 è dietro l’angolo… Non aggiungo altro, seguiteci!

Perché avete scelto la canapa?
Il nostro cavalluccio a dondolo in canapa è stato prodotto da CMF Green Tech, una nuova realtà imprenditoriale di ricerca green tech appunto, con canapalithos, nuovo bio materiale, composto da biomassa a base di fibra di canapa e pappa reale. Il materiale oltre ad essere ecologico per l’assenza di formaldeide, è pure riciclabile e riutilizzabile.

Sarebbe possibile usare questo materiale anche nel settore dell’arredamento?
Se pensiamo al settore arredamento, questo materiale si presta molto nella sostituzione del “classico” MDF che contiene formaldeide. Ottimo anche per i piani cucina, visto che una delle sue caratteristiche è quella di non alterarsi con l’acqua. Non solo, Canapalithos a seconda della sua densità è adatto anche per la bio-edilizia: dal mattone al cappotto.

Pubblicato in La Canapa

Il grafene è considerato il materiale del futuro per le sue possibilità di impiego nelle batterie, nei pannelli solari, negli elettrodi e in ogni sorta di gadget elettronico. Ha solo uno svantaggio: l’alto costo di produzione. Per ovviare a questo problema, l’ingegnere David Mitlindell’Università dell’Alberta ha guidato uno studio sulla creazione di un nanomateriale ricavabile dai rifiuti vegetali, in particolare dagli scarti della lavorazione industriale della pianta di canapa, che si è rivelato avere proprietà simili al grafene, ma con un costo di produzione minore.

Il gruppo di ricercatori si è concentrato sulla corteccia della pianta che di solito viene incenerita dopo che le parti utili della pianta sono state prelevate. “Si tratta di fibra composta da strati di lignina, emicellulosa e cellulosa cristallina”, spiega Mitlin, aggiungendo che “se si elabora nel modo giusto, si possono separare nanomateriali simili a grafene”.

Gli studiosi hanno avviato il processo riscaldando la fibra a 180° C per 24 ore. Durante questa fase vengono abbattuti i livelli di lignina ed emicellulosa e la cellulosa cristallina comincia il processo di carbonizzazione. I ricercatori hanno poi trattato il materiale carbonizzato con idrossido di potassio alzando la temperatura fino a 700 e 800° C, per provocare l’esfoliazione e trasformarlo in pannelli di nanomateriale poroso con fori del diametro dai 2 ai 5 nanometri (nella foto una micrografia SEM del pannello fornita dall’Università). Questi materiali porosi sottili forniscono “strade” che permettono all’energia di muoversi facilmente sia in uscita, sia in entrata, caratteristica che li rende efficaci nell’ottica di costruire supercondensatori che debbano avere ampie capacità di caricare e scaricare.

La squadra ha costruito un supercondensatore utilizzando i nanomateriali derivati dalla canapa come elettrodi e un liquido ionico come elettrolita. La migliore proprietà del dispositivo, spiega Mitlin, è la sua massima densità di potenza. A 60° C , il materiale produce 49 kW/kg, mentre il carbone attivo usato attualmente in elettrodi commerciali fornisce, alla stessa temperatura, 17 kW/kg. Liming Dai, un ingegnere chimico della Case Western Reserve University, sostiene che il materiale derivato dalla canapa sia il sostituto a basso costo del grafene. Yury Gogotsi, scienziato dei materiali presso la Drexel University, vede margini di miglioramento, anche se è rimasto colpito da questo primo passo. “Trovare metodi di produzione come questo sarà fondamentale”, sostiene Gogotsi, “se i ricercatori vogliono portare i materiali nanostrutturati fuori dai laboratori per venderli sul mercato”.

Pubblicato in La Canapa
Lunedì, 22 Agosto 2016 16:15

La Canapa

"E' una pianta verde, molto abbondante ed ubiquitaria, sorprendentemente preziosa da un punto di vista economico, potenzialmente pericolosa, certamente sotto molti aspetti misteriosa". (Schultes, 1970).

La canapa è una pianta erbacea annuale caratterizzata da elevata potenzialità produttiva. E' stata coltivata con successo in aree geografiche molto differenziate dalla Finlandia fino al Sud Africa, dal Canada all'Australia. Per questo la si può considerare ubiquitaria.Tradizionalmente era coltivata per le lunghe fibre (dette liberiane perché si formano nel libro, la parte esterna del fusto) adoperate per la produzione di indumenti, biancheria, ma soprattutto corde e vele.Oggi lo spettro delle possibili utilizzazioni della canapa è incredibilmente ampio, ed in letteratura sono riportati decine di possibili impieghi. Questa particolare duttilità merceologica, unita alle caratteristiche della coltura agricola a basso impatto ambientale hanno portato molti autori a considerare la canapa una pianta di estremo interesse per il futuro, capace addirittura, con qualche esagerazione, di "salvare il pianeta" da piaghe quali la deforestazione, il buco nello strato di ozono, l'inquinamento.

Se da un lato è indiscutibile l'evidenza pratica di molte possibili applicazioni della canapa, d'altra parte rimane l'aurea di ambiguità e sospetto che nasce dall'uso della pianta a fini “stupefacenti”. Fino ad oggi questo aspetto ha determinato un forte ostacolo alla reintroduzione della coltura.Le leggi che ne regolamentano la coltivazione hanno contribuito ad alimentare i dubbi ed i contenziosi, proponendo fittizie distinzioni tra specie da fibra e da droga.Secondo una delle più accreditate teorie, la canapa appartiene ad una sola specie Cannabis, distinta in due sottospecie . indica e sativa. Unico tratto distintivo tra queste cosiddette sottospecie è il contenuto di THC, tetra idro cannabinolo, la sostanza considerata responsabile dell’effetto psicotropo: nella Sativa il contenuto raramente supera lo0,4 %, mentre nelle varietà dette Indica può arrivare anche al 3-4 %.

Negli anni ‘90 il crescente interesse dimostrato dall'industria tessile e cartaria e la necessità per gli agricoltori di diversificare le coltivazioni, introducendo colture a basso impatto ambientale, hanno portato sempre un maggior numero di paesi a riconsiderare le restrizioni imposte alla coltura della canapa. In Italia, la coltivazione è ritornata solo nel 1998 su di una superficie di circa 350 ha, nonostante il nostro Paese fosse stato, sino a trent'anni fa, secondo al mondo dopo la Russia come superficie coltivata e primo per la qualità dei prodotti ottenuti. Ciò è stato possibile grazie alla Circolare del Ministero delle Politiche Agricole (Direzione Generale delle Politiche Agricole ed Agroindustriali Nazionali) del 2 dicembre 1997, in cui sono state definite le modalità da seguire da parte degli agricoltori interessati, per evitare confusione con le coltivazioni da droga.

Oggi la Cannabis Sativa si può coltivare in tutti gli stati della UE ma è sottoposta a speciali controlli per verificare che le varietà seminate siano quelle incluse in un elenco ufficiale, riconosciuto a livello europeo (regolamento C.E. n° 2860/2000, allegato XII, articolo 7 bis) , che teoricamente dovrebbero contenere non più dello 0,2% di THC (Tetra-idro-cannabinolo), il principio attivo che determina le alterazioni di coscienza.

Le coltivazioni, così come le attività di prima trasformazione del prodotto agricolo, sono anch’esse disciplinate a livello europeo e godono di un regime di sostegno economico insieme al lino, limitato ma necessario.

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A Volturara l'incontro di Canapirpina con Rosario Scotto di "Sativa Italia"

La Pro Loco di Volturara, ospita l'incontro pubblico "La Canapa Sativa: un volano per lo sviluppo del territorio" promosso dall'associazione Canapirpina. IntervieneRosario Scotto, di Sativa Italia che illustrerà le opportunità della coltivazione della canapa industriale.

"Canapirpina a Volturara ha già realizzato un campo sperimentale per la coltivazione ad uso alimentare e ha proposto di coltivare canapa nella Piana del Dragone per le sue proprietà fitodepurative. «Nel delicato equilibrio ambientale della Piana - dichiara, intervistato in merito l'ingegnere Giovanni De Feo, dell'Università di Salerno - il principale centro di pericolo è l'affluente del depuratore. Potrebbe aiutare la realizzazione di un sistema di fitodepurazione ben progettato per l'affinamento delle acque reflue prima che queste si immettano nello stagno al centro della piana e da qui nella Bocca del Dragone, magari utilizzando canne di palude o, appunto, canapa sativa; un approfondimento scientifico in merito potrebbe essere utile».

La canapa, in realtà, ha molteplici utilizzi in campo alimentare, industriale, medico. «In Italia - afferma Rosario Scotto -, si è tornato a seminare canapa dal 1998 e dal 2005, grazie al boom dell'alimentare, la produzione è salita fino agli attuali 1000 ettari. E' una pianta molto resistente, con una lavorazione simile al grano e un guadagno un po' più alto che la rende competitiva per chi fa seminativo, ma sfatiamo un mito: non è indenne dai parassiti e va comunque effettuata una concimazione. Certo è una valida alternativa per mantenere i terreni lontani dalla chimica, visto che è una pianta a foglia larga a crescita molto veloce e, inoltre, elimina tutte le infestanti con un risparmio sul diserbante di oltre 200 euro per ettaro. In aggiunta, in rotazione, aumenta la resa successiva del grano del 15-20%. Attualmente il vero guadagno lo dà il seme. Un ettaro fornisce mediamente tra gli 8 e 10 quintali di seme e può arrivare fino a 15, con un rendimento di circa 170 euro a quintale. L'Irpinia è una terra propensa a questa coltivazione. A Volturara, infatti, in una annata difficile come il 2015, il raccolto del seme di Canapirpina è stato tra i più alti in Italia e con una qualità ottima. La fibra genera valore ma vanno aumentati gli impianti di prima trasformazione che sono presenti solo a Taranto e Carmagnola, in Piemonte. Non possiamo competere con nazioni come la Francia con una decina di impianti di qualità superiore che effettuano, ad esempio, anche la depolverazione per l'utilizzo delle polveri in bioedilizia».

Interessanti i benefici ambientali. «Può essere - continua Scotto - un'ottima alterativa al petrolio con il biocarburante, le fibre tessili che sostituiscono le sintetiche e le materie plastiche che hanno una ottima resistenza: già per alcune auto ci sono parti di carrozzeria in canapa riciclabile».

Infine la normativa. «Dopo 15 anni - conclude - è approdata in Senato una proposta di legge per la canapa, ci auguriamo a fine anno diventi legge. Ad oggi, però, sono previsti 700.000 euro per la divulgazione e la ricerca, ma non è chiaro se si stanzieranno finanziamenti per gli impianti. Siamo in attesa di notizie certe, così come per la questione delle infiorescenze che garantirebbero un ulteriore reddito agli agricoltori».

Fonte: Il Ciriaco

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