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Una realtà produttiva destinata  ad aprire nuovi capitoli in molti settori  economici.

A Palata un primo esperimento con 20 ettari destinati alla coltura di questa pianta biblica

La canapa, quella buona, è tornata con le sue immense proprietà naturali, dono della natura che nella Bibbia (Kaneh Bosm) trova ampi riferimenti e che nei secoli ha avuto un ruolo importante per l’economia dei popoli dove con la canapa si cibavano e si vestivano, una sorta di manna dal cielo. Della canapa non si butta via niente, e il suo uso è multiforme, finanche terapeutico (cura il glaucoma), dalla commestibilità (la farina di canapa e l’olio di canapa sono in commercio a prezzi significativamente alti) all’abbigliamento, alla cosmesi, all’edilizia.
Si fabbricano mattoni con la fibra di canapa. Il grande costruttore americano Hery Ford oltre 60 anni fa ha realizzato una macchina interamente di quel materiale, per dire; la costituzione americana è scritta su carta di canapa.
Potremmo riempire più pagine di questo giornale per elencare in maniera scientifica le qualità della canapa e gli usi possibili, tali da renderla una pianta straordinaria nel senso vero del termine. Dalla strategia economica delle multinazionali che si vedevano impedite nella propria azione speculatrice da una pianta naturale di facile coltura e ricca, straricca, di possibilità d’uso, era stata messa la bando, demonizzata, fatta sparire.
“Largo al petrolio, si disse” e sappiamo com’è andata, e come sta andando a finire. Poi la questione del fumo: altro colpo mor- tale alla canapa. Finalmente è tornata ad essere una coltivazione di grande portata.
Probabilmente la crisi economica, i capovolgimenti che inve- stono anche le strategie delle multinazionali, ha riaperto la porta alla coltivazione della canapa: su scala mondiale. E il raggio d’azione si va allargando sistematicamente in parallelo alla molteplicità del suo impiego, al valore intrinseco ambientale, al valore economico in ascesa. Molte Regioni italiane hanno legife- rato per incentivare la produzione della canapa e farne una presenza importante nei propri territori. Non è da escludere che la Regione italiana che sa solo copiare, la Regione Molise, e spesso in modo errato purtroppo, non ritenga di doversi adeguare all’intelligenza e alla tempestività usate altrove.
E’ tornata, dicevamo, anche da noi, a Palata, per iniziativa dell’associazione “Sativa Molise”, con una coltivazione intensiva di oltre 20 ettari. Un atto di fiducia nell’immediato futuro, nella ripresa dell’economia, nelle alternative praticabili che la canapa può assicurare a una vasta gamma di opere e d’iniziative.
Un volano che ha già avviato una profonda riflessione nella imprenditoria, nell’agricoltura, nell’industria. Pertanto della ca- napa, degli usi che se ne può fare, dei vantaggi che si possono trarre, delle alternative che può utilmente coprire, se ne sentirà parlare parecchio.
Sarà l’argomento cardine delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni private. Intanto sarà l’elemento scenografico, il fondale alle spalle della “capanna” in bambù (!) che accoglierà il papa.
Che se vorrà, potrà citare i passi della Bibbia che esaltano le virtù di questa pianta. Un intervento destinato a richiamare sulla canapa l’attenzione collettiva, magari anche critiche, ma certa- mente è stato avviato un processo economico e culturale dal quale il Molise, per la sua oggettiva condizione di retroguardia nei settori primari, con ampie aree incolte, con una disoccupazione impressionante nei numeri e nella qualità (tantissimi giovani), potrà trarre vantaggi.
C’è da rimuovere non pochi ostacoli, non pochi pregiudizi, molta ignoranza, ma una volte rimossi sarà una strada sgombra e in discesa.

Fonte: La Gazzetta del Molise

Pubblicato in Rassegna Stampa

Palata. Tra i campi che diradano intorno a Palata si coltiva di tutto. Grano, pomodori, insalata, avena, orzo, olive. Nemmeno si fa caso al tipo di colture quando si percorrono le strade dissestate che circondano il paese. Eppure, a poca distanza dal centro abitato c’è una piantagione che lascerebbe stupefatto chiunque. Quasi a dire «stupefacente». Distese di centinaia di migliaia, forse milioni di piante che non danno spazio a troppe interpretazioni. Foglie di canapa. Ma qui bisogna fermarsi ed evitare di richiamare in una terra sperduta migliaia di «curiosi» e desiderosi chissà di cosa.

Le foglie sono proprio quelle della «Maria» ma qui di «stupefacente» c’è solo l’estensione della piantagione. Oltre venti ettari coltivati a canapa industriale e destinata ai settori dell’alimentazione, del tessile e delle costruzioni. L’idea è frutto di un progetto che allo stesso tempo rappresenta una «filosofia di vita» in termini di sostenibilità. A lanciarlo l’associazione ’Sativa Molise’ presieduta da Rosario Scotto, 46 anni, di origini siciliane ma trapiantato a Palata per ragioni di cuore. Insieme a lui ci sono Marzio Fiore, Davide Petrollino e Tarquinio Di Felice.

Il responsabile precisa subito che con queste piante non «si fanno le canne» per dirla in gergo ma si tratta di varietà - da qui Sativa appunto - che non contengono sostanze psicotrope o vietate dalla legge. Basta in sostanza impiegare una varietà di “Cannabis Sativa”a basso tenore di Thc (inferiore allo 0,2% che sia compresa nel Registro Europeo delle Sementi ed occorre osservare le norme europee del settore. A Palata lo fanno senza problemi «perché tutto è in regola ed è autorizzato». E ci mancherebbe se qui esiste anche un sito internet che pubblicizza il progetto. Ma che cosa si farà con tutta questa speciale «Maria» autorizzata?

«Anche pane, biscotti, pasta e caramelle con le farine e poi c’è l’olio, da quello alimentare a quello industriale» - spiega tranquillo Rosario mentre mostra prodotti di questo tipo già sul mercato per i quali sono peraltro riconosciute le qualità nutritive da esperti di alimentazione.Polisportiva San Pietro Per farla breve con i semi si fanno olio e farine; con la «fibra» e il «canapulo» ci sono altri utilizzi che vanno dal settore tessile alla bioedilizia con tanto di mattoni molto resistenti. Non a caso - osserva Rosario - in un periodo di grande crisi per l’agricoltura questa coltivazione può rappresentare un valore aggiunto per fare reddito».
C’è anche l’aspetto ambientale: «Si produce canapa in agricoltura biologica, non si usano concimi e pesticidi vari e la pianta diventa un fertilizzante naturale». Una doppia filosofia, insomma. Ma a che punto è il progetto? Mancano due mesi alla trebbiatura come indicato sullo stesso sito dell’associazione e c’è ancora molto da fare. I responsabili seguono fiere ed eventi organizzati in Italia e all’estero. Si specializzano per poi «sfondare» sul mercato. Finanziamenti? «Per ora tutto di tasca nostra - assicura Rosario mentre prepara un caffè (non di canapa - poi si vedrà. Stiamo valutando tanti progetti e non escludo due sorprese da lasciare davvero stupefatti».



di Fabrizio Occhionero

Fonte: www.primonumero.it

Pubblicato in Rassegna Stampa

Della canapa non si butta via niente è «il maiale vegetale» . Così Rosario Scotto, di origini siciliane ma molisano d’azione, presidente di Sativa Molise, un’associazione che riunisce aziende agricole e alimentari insieme a tecnici e imprenditori decisi a sperimentare la produttività della canapa nel territorio molisano. 22 ettari tra Palata, Montenero di Bisaccia e Vasto sono stati coltivati a canapa con semi di provenienza nordeuropea. « Questo è solo l’inizio di un progetto e di un’attività di sperimentazione la quale, mira alla rinascita dell’agricoltura molisana e al ripopolamento del suo territorio».
Abbiamo incontrato Rosario Scotto, giovane imprenditore agricolo residente a Palata. Con Scotto, presidente dell’associazione Sativa Molise, abbiamo parlato della coltivazione di canapa in Molise e della sua lavorazione e degli scenari futuri sotto il punto di vista imprenditoriale.

Presidente Scotto, cos’è Sativa Molise e perché è nata?
«Sativa Molise è nata da poco più di un anno ed è stata fondata da me e da altri tre giovani professionisti che credono nel rilancio della produzione della canapa in regione e nel resto del Paese. Io sono il presidente, Davide Petrollino è biotecnologo e vicepresidente, Marzio Ilario Fiore è imprenditore agricolo e tesoriere mentre Tarquinio Di Felice è un esperto in farine. Sativa Molise è un’associazione senza scopo di lucro che rappresenta alcune aziende agricole decise a introdurre canapa nelle loro coltivazioni. Queste imprese rendono oggi disponibili 2mila ettari in Molise e alcune centinaia di ettari in Abruzzo per realizzare una filiera molisana della canapa, dal seme al prodotto finito a chilometro zero».

Ad oggi, però, solo 22 ettari sono stati coltivati a Canapa, perché?
«Per iniziare le sperimentazioni con semi di provenienza nordeuropea. In Molise, purtroppo, la canapa è scomparsa da molti anni e quindi non vi sono dati e informazioni utili per capire le migliori modalità di coltivazione rispetto al territorio in cui viviamo».

Dove si trovano questi terreni coltivati a Canapa?
«Si trovano tra Palata, Montenero di Bisaccia e Vasto. Un piccolo fazzoletto di terra che spero possa aumentare già dal prossimo anno».

Mediamente quanto produce un ettaro di canapa?
«Mediamente 115 quintali se la coltivazione è a fibra mentre, se è a seme tra i 3 e 12 quintali».

Quali i periodi di semina e di raccolta?
«Solitamente la semina avviene tra Marzo e Aprile. Di conseguenza la raccolta si differenzia in due distinti di periodi. Abitualmente da fine Luglio a Settembre. Ovvio, verrà raccolta prima la canapa seminata a marzo e successivamente quella coltivata ad aprile».

Come si inserirebbe la produzione di Canapa nello scenario agricolo regionale?
«In Molise vi sono oltre 200mila ettari abbandonati e la coltivazione della canapa potrebbe contribuire alla rinascita dell’agricoltura molisana e al ripopolamento del suo territorio. Vi sono delle culture quali il grano, girasole, barbabietola e fieno, ad esempio, che da troppo tempo non sono più in grado di offrire un ritorno economico al produttore. L’inserimento produttivo della canapa offrirebbe sia un ricambio, una rotazione produttiva ma anche ritorni economici più convenienti per tutti a patto che si crei un filiera»

Rinascita e tutela del territorio insieme a nuovi prodotti alimentari locali di alto valore nutrizionale, questo l’obiettivo?
«Sostanzialmente si. Abbiamo già avviato delle collaborazioni con aziende alimentari come oleifici, forni e pastai. Per cominciare la costruzione della filiera abbiamo effettuato i primi test su macchine di lavorazione che ci porteranno fra breve a costruire i nostri primi impianti».

Due livelli di filiera, uno agricolo e uno commerciale. Giusto?
«Certo, ma c’è anche un altro aspetto che vorrei evidenziare. All’interno dell’associazione c’è anche un settore scientifico adibito alla ricerca. In particolare Sativa Molise si fa portavoce del primo progetto open source di mappatura agronomica su modello GIS della Canapa in Italia».

Ci spieghi meglio questo aspetto
«Il sistema di georeferenziazione, ossia l’attribuzione a un dato di un’informazione relativa alla sua dislocazione geografica, su cui si basa il GIS è oggi ampliamente impiegato nei più disparati ambiti di interesse. Ad esempio in agricoltura è usato per mappare specie di interesse agronomico o piante di particolare pregio o meglio nella gestione ed attuazione dei piani di lotta integrata. Le potenzialità sono molteplici e la costituzione di un sistema GIS per la Canapa, a nostro avviso, rappresenta il punto di partenza per creare una piattaforma nazionale che possa supportare gli agricoltori nelle corrette pratiche agronomiche. In futuro, tale sistema potrà essere ampliato per mettere in contatto, ad esempio, consumatori e produttori o agricoltori e trasformatori».

Alessandro Corroppoli

Pubblicato in Rassegna Stampa

Ventidue ettari di terreno che, tra 67 giorni, daranno alla ‘luce’ il primo raccolto di canapa interamente coltivato a Palata. E’ stata questa l’idea, decisamente fuori dal comune, di un imprenditore del paese bassomolisano che da qualche settimana ha avviato una vera e propria coltivazione industriale di canapa. I dettagli della produzione sono chiaramente leggibili sul sito internet sativamolise.com, che è anche il nome dell’associazione di promozione sociale apartitica, apolitica e aconfessionale, indipendente che non persegue finalità di lucro e che, anzi, si ispira ai principi dell’equità e della sostenibilità economica, sociale e ambientale credendo “che il rispetto e la tutela dell’ambiente naturale debbano essere, oggi più che mai, una priorità della vita di tutti noi. Pensiamo – scrivono i rappresentanti dell’associazione – che l’utilizzo consapevole delle risorse naturali rinnovabili in sostituzione di quelle non rinnovabili siano fondamentali per assicurare un futuro al nostro pianeta. La Cannabis Sativa, comunemente detta canapa, si configura come una coltura strategica a tal proposito. Infatti tra tutte è quella che può fornirci prodotti agricoli ad altissimo valore ambientale e nutrizionale”.

Fonte: Quotidiano Molise

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Il video realizzato da TG Molise, sull'associazione Sativa Molise e sulla coltivazione della canapa.

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Ne avevamo parlato nei giorni scorsi come di una possibilità ancora da esplorare nella medicina veterinaria. Oggi, Canna-Pet, la prima medicina a base di cannabis per animali, è già realtà. Due veterinari e un imprenditore laureato al MIT hanno lanciato quello che sostengo sia il primo farmaco legale al mondo a base di cannabis per gli animali domestici. E ‘ composto da CBD, e quindi non sarà fonte dello sballo associato alle sostanze psicoattive della pianta.

“Prima che i suoi proprietari iniziassero a curarlo con una goccia quotidiana di CBD, le sette vite del gatto Garfield si stavano rapidamente esaurendo”. Comincia così il racconto di The Province sulla storia di un felino che assume cannabis a scopo terapeutico.

“Il felino 18enne – il cui nome è stato cambiato per proteggere la riservatezza del paziente – ha sofferto di una serie di problemi, tra i quali tiroide e le malattie cardiache, artrite grave, insufficienza renale e pancreatite cronica, una condizione che gli aveva fatto perdere l’appetito”, ha raccontato la dottoressa veterinaria Kathy Kramer del Vancouver Animal Wellness Hospital, da sempre sostenitrice della marijuana medica come opzione di trattamento per gli animali domestici. Ma da quando i suoi proprietari hanno cominciato a dare a Garfield una goccia quotidiana di marijuana medica sotto forma di tintura, il gatto sta molto meglio. “Ora il felino malato, che aveva già perso la voglia di mangiare, richiede il suo cibo e sembra provare meno dolore”, ha continuato il veterinario, precisando che: “Ha ancora un sacco di problemi di salute, ma per ora è stabile e mangia come un campione”.

Intanto Dan Goldfarb, uno dei fondatori della società detentrice di Canna-Pet, la CannaSalus LLC, ha spiegato la necessità di questo nuova cura per gli animali domestici. “Mentre test medici continuano a confermare i benefici della CBD negli esseri umani, sappiamo già che ha incredibili benefici in piccoli animali, ed è quindi giunto il momento di lanciare un integratore specifico per i nostri piccoli animali da compagnia”.

A quanto pare è legale negli Stati Uniti in quanto il CBD si può ottenere dalla canapa industriale. La società sostiene che gli integratori non abbiano effetti collaterali e che anche una piccola dose possa portare benefici evidenti in meno di una settimana. Studi clinici mostrano benefici nel trattamento di animali con il cancro, l’artrite, il diabete, problemi digestivi, dolore cronico, nausea, e quelli che ricevono cure palliative. L’azienda dice anche che Canna-Pet può essere usato anche come un supplemento di benessere generale per ridurre l’aggressività  l’ansia e l’obesità e prolungare la vita degli animali.

Canna-Pet è disponibile in una varietà di formati per i diversi animali, dai cani e gatti per conigli e porcellini d’India.

E mentre la dottoressa Kramer non può raccomandare ufficialmente il farmaco a causa della mancanza di linee guida veterinarie in Canada, ha comunque raccontato di impegnarsi per tenere i proprietari di animali informati su come somministrare il farmaco in modo sicuro. E che la maggior parte dei casi riguarda problemi relativi al dolore degli animali.

In generale anche se gli antidolorifici per gli animali domestici sono meno comuni e più costosi rispetto a quelli per gli esseri umani, molti veterinari ancora temono conseguenze pubbliche e professionali nel caso sostenessero pubblicamente la marijuana medica come alternativa.

Redazione Cannabisterapeutica.info

Ne avevamo parlato nei giorni scorsi come di una possibilità ancora da esplorare nella medicina veterinaria. Oggi, Canna-Pet, la prima medicina a base di cannabis per animali, è già realtà. Due veterinari e un imprenditore laureato al MIT hanno lanciato quello che sostengo sia il primo farmaco legale al mondo a base di cannabis per gli animali domestici. E ‘ composto da CBD, e quindi non sarà fonte dello sballo associato alle sostanze psicoattive della pianta.

“Prima che i suoi proprietari iniziassero a curarlo con una goccia quotidiana di CBD, le sette vite del gatto Garfield si stavano rapidamente esaurendo”. Comincia così il racconto di The Province sulla storia di un felino che assume cannabis a scopo terapeutico.

“Il felino 18enne – il cui nome è stato cambiato per proteggere la riservatezza del paziente – ha sofferto di una serie di problemi, tra i quali tiroide e le malattie cardiache, artrite grave, insufficienza renale e pancreatite cronica, una condizione che gli aveva fatto perdere l’appetito”, ha raccontato la dottoressa veterinaria Kathy Kramer del Vancouver Animal Wellness Hospital, da sempre sostenitrice della marijuana medica come opzione di trattamento per gli animali domestici. Ma da quando i suoi proprietari hanno cominciato a dare a Garfield una goccia quotidiana di marijuana medica sotto forma di tintura, il gatto sta molto meglio. “Ora il felino malato, che aveva già perso la voglia di mangiare, richiede il suo cibo e sembra provare meno dolore”, ha continuato il veterinario, precisando che: “Ha ancora un sacco di problemi di salute, ma per ora è stabile e mangia come un campione”.

Intanto Dan Goldfarb, uno dei fondatori della società detentrice di Canna-Pet, la CannaSalus LLC, ha spiegato la necessità di questo nuova cura per gli animali domestici. “Mentre test medici continuano a confermare i benefici della CBD negli esseri umani, sappiamo già che ha incredibili benefici in piccoli animali, ed è quindi giunto il momento di lanciare un integratore specifico per i nostri piccoli animali da compagnia”.

A quanto pare è legale negli Stati Uniti in quanto il CBD si può ottenere dalla canapa industriale. La società sostiene che gli integratori non abbiano effetti collaterali e che anche una piccola dose possa portare benefici evidenti in meno di una settimana. Studi clinici mostrano benefici nel trattamento di animali con il cancro, l’artrite, il diabete, problemi digestivi, dolore cronico, nausea, e quelli che ricevono cure palliative. L’azienda dice anche che Canna-Pet può essere usato anche come un supplemento di benessere generale per ridurre l’aggressività  l’ansia e l’obesità e prolungare la vita degli animali.

Canna-Pet è disponibile in una varietà di formati per i diversi animali, dai cani e gatti per conigli e porcellini d’India.

E mentre la dottoressa Kramer non può raccomandare ufficialmente il farmaco a causa della mancanza di linee guida veterinarie in Canada, ha comunque raccontato di impegnarsi per tenere i proprietari di animali informati su come somministrare il farmaco in modo sicuro. E che la maggior parte dei casi riguarda problemi relativi al dolore degli animali.

In generale anche se gli antidolorifici per gli animali domestici sono meno comuni e più costosi rispetto a quelli per gli esseri umani, molti veterinari ancora temono conseguenze pubbliche e professionali nel caso sostenessero pubblicamente la marijuana medica come alternativa.

Redazione Cannabisterapeutica.info

Pubblicato in News
Lunedì, 22 Agosto 2016 16:47

I Prodotti

Sono molteplici i settori potenzialmente interessati ai prodotti derivati dalla canapa: i settori merceologici di maggior sviluppo, per il momento, sono sicuramente quello tessile e dell’abbigliamento, quello alimentare/cosmetico ed il settore carta. Ma la canapa potrebbe avere un ottimo sviluppo anche nel settore della bioedilizia.

Con i filati di canapa, o in mischia, si possono realizzare prodotti di maglieria di vario genere. La natura, la composizione e la struttura delle fibre di canapa conferiscono ai manufatti proprietà eccezionali, indipendentemente dall’utilizzo finale che va dall’abbigliamento, alla biancheria per la casa all’arredamento, fino ai moderni usi tecnici. 

I tessuti in canapa prodotti attualmente sono estremamente naturali ed affini al lino nel tocco pieno e croccante e rappresentano un materiale essenziale e tenace dalla spiccata e versatile vestibilità che si valorizza con l’uso.

I settori di utilizzo della fibra di canapa per quanto riguarda il tessile possono spaziare dall’abbigliamento classico e sportivo alla biancheria per la casa, fino alla realizzazione di veri e propri complementi d’arredo.

Fresca e traspirante in estate, calda e coprente in inverno, la canapa viene proposta in diverse armature che conferiscono al tessuto una mano corposa ed estremamente nuova, anche grazie all’utilizzo di filati di alta qualità.

Quello degli articoli tessili in canapa è un settore in grande fermento, la ricerca continua di soluzioni innovative ed alternative sprona a creare prodotti nuovi confortevoli, superando la vecchia credenza ed il ricordo di un prodotto grezzo e poco raffinato.

E’ poi possibile ottenere, sempre dalla fibra di canapa, una vasta gamma di prodotti che va dalla carta in varie grammature ai quaderni e blocchi, dalle agende ai calendari, dall’oggettistica in carta e cartoncino alle penne e matite fino ai profumatori d’ambiente L’ottima qualità della carta ottenuta dalla canapa è nota fin dall’antichità. La sua produzione risale al I sec. A.C. in Cina e fino al 1883 almeno il 75% della carta fabbricata nel mondo era prodotta con fibre di canapa.

L’industria cartaria che utilizza la cellulosa di canapa come materia prima è piuttosto sviluppata in Europa, in particolare in Francia. A livello europeo, negli ultimi anni, il consumo di carte tecniche speciali, nelle quali la cellulosa di canapa è presente in percentuale variabile dal 2 all’8%, ha conosciuto un notevole incremento.

Altri usi che ultimamente si stanno sviluppando sono quelli della canapa usata come lettiera per animali , come isolante per pareti e solai, per alleggerire conglomerati cementizi, per realizzare pannelli per l’industria del mobile.

 

Edilizia

La canapa può essere utilizzata in sostituzione dell’amianto in composti di matrici inorganiche che costituiscono pannelli sia per interni che per parti non strutturali, ai fini dell’isolamento acustico o termico. Può essere mescolata al cemento in parti strutturali per alleggerirne il peso, ma anche usata in mescolanza con cellulosa riciclata, residui di legname o altri materiali a basso costo per produrre tavole o pannelli. La fibra di canapa può anche sostituire leganti sintetici, di solito basati su resine speciali.

 

Materiali da costruzione

Fra i materiali da costruzione, il settore di più ampio interesse per la canapa appare quello dell’industria dei truciolati, delle malte leggere e degli isolanti.

Il canapulo rappresenta un ottimo materiale per la produzione dei pannelli isolanti termoacustici per bioarchitettura.

Geotessile

Utilizzato sia in agricoltura che nell’ingegneria civile per la costruzione di strade, il materiale contenente canapa ha caratteristiche uniche: consente una buona stabilizzazione del terreno, migliora il drenaggio, controlla l’erosione e ha anche effetti favorevoli sulla vegetazione. Sono grandi vantaggi anche la biodegradabilità e la biocompatibilità.

Lettiere per animali

L’utilizzazione del canapulo come materia prima per lettiere animali è particolarmente diffuso in Francia e Inghilterra ed interessa diverse specie animali:

- Cavalli da competizione o da sella, a sostituzione del truciolo di legno ;

- gatti, a sostituzione degli altri assorbenti minerali come la seppiolite,

- polli e tacchini, a sostituzione della paglia o del truciolo;

- animali da laboratorio, a sostituzione della segatura.

La commercializzazione delle lettiere, condotta in modo razionale, consente larghi margini di guadagno che si differenziano a seconda dell’animale in allevamento. 

Pubblicato in Principali utilizzi
Lunedì, 22 Agosto 2016 16:46

La Lavorazione

La lavorazione della fibra di canapa consiste, essenzialmente, in due fasi: la prima, chiamata “stigliatura”, che separa la fibra (la parte esterna dello stelo di canapa) dal canapulo (la parte legnosa interna). La seconda, la cosiddetta “pettinatura”, è un processo attraverso il quale si effettua un ulteriore lavorazione della fibra, togliendo eventuali residui di canapulo, per renderla più omogenea e prepararla al successivo processo di filatura.

Un ettaro di canapa coltivata si traduce in circa 10.00 Ton di paglia ( media ponderale) che viene sottoposta alla fase di stigliatura. L’90% del risultato si trasforma in sottoprodotti: canapulo 70%, stoppe di stigliatura 10%, polveri 10%. Il 10% è stigliato lungo tiglio e viene sottoposto al processo di pettinatura. Il 40% si trasforma in sottoprodotti: stoppe di pettinatura 35%, polveri 5%. Il 60%, invece, è pettinato lungo tiglio, destinato alla filatura.

Pubblicato in Principali utilizzi
Lunedì, 22 Agosto 2016 16:44

Storia

CANAPA SATIVA: CENNI SULLO STATO DELL’ARTE

A partire dai primi anni 90 in Europa e nel mondo si comincia a parlare di prodotti biodegradabili ed a basso impatto ambientale.
Si è assistito, in parallelo ad una crescente coscienza ecologica, alla constatazione che vi è la necessità indiscutibile di uno sviluppo che prenda in considerazione sempre più materie prime rinnovabili ed ecologiche. Notevole fermento si è avuto pertanto in tutti i settori, a partire da quello energetico, investendo però anche in rami che toccano tutti gli aspetti della vita quotidiana. Anche nel settore tessile si è avvertita questa corrente, che ha visto emergere nuovamente la richiesta di tessuti naturali e “in sintonia con l’ambiente circostante” , che si sono poco a poco guadagnati fette di mercato sempre più consistenti intaccando l’egemonia delle fibre esclusivamente sintetiche.
Al momento il settore del tessile/abbigliamento “naturale” è ancora un mercato abbastanza giovane: un mercato nato, come detto, agli inizi degli anni ’90 quando l’industria della moda iniziò a lanciare nuovi prodotti e linee tessili sia negli USA che in Europa, commercializzandoli come “verdi”, “naturali” e “ecologici”.
Il particolare il mercato del biologico-naturale è ancora relativamente “piccolo”: sono circa 6.000 le tonnellate di cotone biologico, pari al 1% della produzione globale di fibra di cotone, ancora meno per quanto concerne la canapa. Nel frattempo si sono sviluppati standard industriali per la realizzazione di prodotti di qualità ecologica (Skaal, Ecolabel, ecc.)
L’impiego maggiore di prodotti tessili naturali si registra in Germania seguita da Svizzera, Gran Bretagna e Svezia.
All’interno di questa tendenza di riscoperta del naturale, ma non solo limitata a questo aspetto, si può inserire la riscoperta che si è avuta in questi ultimi anni della coltivazione della canapa.
In Europa la Francia non ha mai smesso di coltivare la canapa, mentre a partire dagli anni ’90 cominciano a seminare Germania, Spagna, Gran Bretagna ed altri paesi in piccole quantità. L’Italia arriva ancora dopo, è solo del 1997 una circolare Mipaf che ne autorizza la semina per un massimale di 1.000 ettari.

L’interesse per la canapa non è limitato solo alla possibilità di ottenere prodotti tessili naturali e biologici ma ad una innumerevole serie di aspetti legati alla coltivazione ed alla possibilità di utilizzare la materia prima derivata da questa coltura in numerose destinazioni produttive.

STORIA E TRADIZIONI

La canapa è probabilmente la più antica coltura da fibra della storia e la sua introduzione in Europa sembra essere avvenuta durante l’Età del Bronzo ad opera degli Sciiti che la coltivavano nella zona del Mar Caspio intorno al 1500 a.C.
Era certamente diffusa in Italia tra il V ed il VI secolo a.C., ma il primo a parlarne fu Lucilio, poeta satirico latino del II secolo a.C.. I Romani facevano largo uso di Canapa e promulgavano periodicamente istruzioni su come coltivarla in modo da farne una risorsa domestica; ciononostante Roma ne importava anche ingenti quantitativi, soprattutto dalla città di Sura, a Babilonia e certamente gli imperatori romani se ne servivano per usi militari e per i cordami delle navi nel 270 a.C..
Sin dall’epoca romana, molte delle fibre usate per fini militari venivano prodotte in Emilia e diversi autori accennano alla coltivazione e agli usi di questa fibra nel corso dei secoli.
Dopo il crollo dell’Impero Romano l’uso della canapa continuò a diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo attraverso l’Islam, a cominciare dall’ VIII secolo. Nel 1150 i Musulmani stabilirono la prima manifattura di carta a base di canapa nella città di Xativa, l’attuale Denia nella provincia di Alicante, Spagna. Nell’epoca dei comuni, proprio grazie a questa straordinaria fibra, si svilupparono il lavoro familiare e quello artigianale e sembra che in ogni casa di campagna fossero presenti un arcolaio o un telaio per filare o tessere.


In questo modo la coltivazione della canapa cominciò a diffondersi sempre più e attorno a questa pianta nasceva un'economia molto importante e florida che continuò per secoli almeno sino agli inizi del 1900.
La coltivazione della canapa era ampiamente distribuita anche in Francia e Inghilterra e persino negli Stati Uniti nel XVII secolo fino a tutto l'800 le coltivazioni di canapa erano intensissime.
Aree molto importanti per la coltivazione della canapa, ma anche del lino, sono la Russia e la quasi totalità dei paesi dell’est Europa. La Romania ha sempre avuto un ruolo economico significativo in questo settore.

Rosario Scotto.

Pubblicato in Storia

Prada presenta un'edizione limitata di borse realizzate in canapa, un nuovo esclusivo must have per la stagione primavera - estate 2013.

Le nuove versioni nei colori papaya, rosso e tabacco sono impreziosite da borchie in tinta, mentre la targhetta identificativa “Summer Limited Edition” ne sottolinea l’unicità. Disponibili esclusivamente nelle boutique di Capri, Forte dei Marmi, Porto Cervo e Cannes.

Fonte: www.styleandfashion.blogosfere.it

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