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Considerazioni agronomiche sulla coltivazione di canapa industriale

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Piante da seme e piante da fibra Piante da seme e piante da fibra

In Italia si hanno informazioni sulla coltivazione della Canapa (Cannabis sativa L.) già dal I secolo a.C., ma è solo nel Medioevo che trova una certa diffusione, specialmente nella Pianura Padana nel Canavese e in Campania. Nel ventesimo secolo, dopo aver fatto registrare un progressivo aumento della superficie coltivata fino agli anni '30, la sua superficie è andata progressivamente diminuendo. La sua coltivazione era quasi per la totalità destinata alla produzione di fibre, mentre oggi le poche centinaia di ettari sono orientate anche alla produzione di seme che è particolarmente ricercato per il suo alto valore nutrizionale e salutistico. A livello mondiale è coltivata soprattutto in Asia (Cina e India), Europa dell'Est e Russia. La francia è uno dei maggiori fornitori di sementi certificate.

La canapa riesce ad adattarsi ai più svariati ambienti, anche se i migliori risultati produttivi si ottengono in zone umide e fertili, con temperature di 20-25°C . Se la sua alta adattabilità consente la coltivazione sotto diverse condizioni agro-ecologiche, è molto importante prestare attenzione a diversi aspetti fisiologici. La gestione colturale deve essere scelta sulla base di questi aspetti per finalizzare gli sforzi all’ottenimento di rese accettabili a fronte di una riduzione di altri input.

La semina in Italia ed in condizioni irrigue (specie nel meridione) può essere fatta tra la prima decade di Marzo e la fine di Luglio. La maggior parte delle varietà hanno un optimum di semina tra la fine di Aprile  e quella di Maggio. Semine eseguite prima o dopo il periodo ideale possono risultare in una riduzione in resa di biomassa a causa di fioriture precoci.

Preferisce i terreni sciolti ma vi sono varietà che si adattano bene anche ai terreni argillosi.

La radice è fittonante con numerose ramificazioni secondarie e vi è una sicura correlazione tra sviluppo di apparato radicale e parte vegetativa. Generalmente l’apparato radicale è molto espanso ed esplora un notevole volume di terreno, ciò consente alla pianta di soddisfare le proprie esigenze idriche e di far fronte a deficit nutrizionali del terreno. La sua alta capacità esplorativa del suolo e la grande quantità di materia organica che restituisce al terreno la rendono una interessante coltura da rinnovo e di copertura coltivabile in modo semplificato. Naturalmente trattamenti migliorativi risultano in performance migliori. Dal punto di vista nutritivo è molto sensibile alla concimazione azotata e la carenza di tale elemento comporta una notevole riduzione dello sviluppo della pianta. Nei primi stadi di sviluppo soffre particolarmente i ristagni d’acqua. Anche il vento è un temibile nemico che può causare lesioni e fenomeni di allettamento.

La fioritura è una fase critica ed il suo optimum di temperatura è di 25-27°C. La canapa è anemofila e per questo l’impollinazione può avvenire tra piante site anche ad alcuni chilometri di distanza. Prima della fioritura non è possibile distinguere il sesso della pianta, sebbene normalmente le piante maschili tendono ad essere più alte e meno ramificate, e viceversa le femminili meno alte e più ramificate.

Nella scelta delle varietà e della tecnica colturale idonea bisogna soprattutto considerare quale vuole essere la destinazione della coltivazione. Le piante maschili, ad esempio,muoiono subito dopo la fioritura mentre quelle femminili vivono più a lungo per completare la maturazione del seme. Per questo motivo le piante monoiche sono preferibili per la produzione di seme. Infatti tutte le piante porteranno i semi garantendo anche maggior omogeneità nel grado di maturazione. Le dioiche d’altra parte restituiscono maggiori rese in biomassa rispetto alle monoiche e sono considerate più adatte alla destinazione da fibra. Lo sviluppo delle monoiche sta rivelando interessanti prospettive per l’impiego in doppia attitudine.

Anche la densità di semina è un punto critico della coltivazione della canapa. Con una fitta densità di semina si favorisce lo sviluppo in altezza delle piante, che competono per la luce, fornendo uno stelo privo o con scarse ed esili ramificazioni. Qualora si voglia andare a seme la densità deve essere bassa e tale da consentire alle piante di ramificare maggiormente e limitare lo sviluppo in altezza.

Le misure biometriche dei semi sono estremamente variabili e nelle operazioni di semina bisognerà tener conto di diverse variabili. Mediamente il peso di 1000 semi , riferito ad un contenuto in acqua pari al 10 %,  è di 15-20 g ma può variare dai 5g ai 60 g. Per ottenere un investimento di 100-200 piante/m2,la semina viene fatta a file distanti di 15-18 cm, impiegando tra i 40-60 kg/ha di seme. La resa in acheni è molto variabile e dipende dalle varietà e dalla condizioni agronomiche, mediamente in Italia è di 6-8 q/ha. Se la raccolta riguarda esclusivamente la bacchetta il periodo di raccolta coincide con la fioritura femminile se si vuole ottenere anche la produzione di acheni, viene posticipata. 












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