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Dopo le lunghe e articolate discussioni avvenute in commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, necessarie per preparare la legge unica che dovrebbe regolare il settore in Italia e avvenute ascoltando i principali attori e le associazioni interessate, pensavamo che fosse cosa fatta, in realtà pare che si dovrà attendere ancora un po’. In attesa di norme chiare e inequivocabili, che possano dare finalmente certezze a chi lavora e spende energie per far in modo che l’Italia torni ad essere un Paese più verde e sostenibile, abbiamo chiesto notizie ad Adriano Zaccagnini, deputato di Sel e vicepresidente della commissione Agricoltura.

A che punto siamo?
Siamo alle fasi finali della discussione in commissione, quella in cui la relatrice sta presentando gli ultimi emendamenti. Settimana prossima iniziano le attività del comitato ristretto, poi il ministero dovrà dare il parere finale e concordare la stesura del testo di legge.

Ci sta dicendo che non dobbiamo attenderci una nuova legge in tempi brevi?
In commissione dovremmo riuscire a votare entro l’estate. Negli ultimi periodi la commissione è stata piena di lavori diversi, ma siamo davvero alle fasi finali; sto spingendo al massimo delle mie possibilità perché resti una priorità.

Quindi che tempistiche si prospettano?
Il vantaggio è che essendo un testo unificato sul quale tutte le forze politiche sono d’accordo, dovremmo votare direttamente in commissione senza passare dalla discussione alla Camera. Poi il testo passerà al Senato che può effettuare delle modifiche o meno. Io credo nella possibilità che anche il Senato l’approvi senza fare modifiche, e in questo caso potrebbe darsi che la legge venga promulgata entro dicembre.

Cosa prevede il testo a grandi linee?
Innanzitutto la possibilità di coltivare in maniera più semplice e certa: cambierà la modalità dei controlli e non sarà più necessario effettuare la dichiarazione alla prefettura o alle forze dell’ordine, ma ci si farà domanda tramite il portale delle aziende agricole. Anche se su questo ultimo punto stiamo discutendo perché si porrebbe un problema per i privati. Inoltre non ci sarà più un minimo di superficie coltivabile prevista, ognuno potrà piantare quanta canapa ritiene necessario e consono alle proprie possibilità. Altro aspetto regolato sarà quello dell’utilizzo della canapa come biomassa: abbiamo introdotto una limitazione per evitare che si finisca con il coltivare canapa solo a scopo di produrre energia: lo potranno fare solo le aziende agricole che già la coltivano per produrre energia per le proprie attività, in modo da chiudere un ciclo virtuoso. Per quello che riguarda invece la biomassa derivata da canapa utilizzata per le bonifiche, bisognerà utilizzare dei filtri anti-particolato per garantire che le sostanze ed i metalli estratti dal terreno non vengano disperse nell’aria nel processo.

Cambierà qualcosa riguardo al massimo tenore di THC, che sta provocando non pochi problemi ai produttori?
Il tenore di THC massimo presente nelle coltivazioni dovrebbe essere alzato all’1%.

Ma varrà anche per i prodotti alimentari derivati o solo per le piante coltivate?
Dovrebbe valere anche per i derivati alimentari, ma per questo c’è una delega al ministero della Salute che se ne occuperà direttamente.

Altra cosa importante per i coltivatori: sarà possibile riprodurre piante e semi senza doverli acquistare ogni anno?
Questo è un tema delicato, anche perché è stato dimostrato che riproducendo in proprio i semi, senza le dovute attenzioni, il contenuto di THC tende ad aumentare nel tempo. Forse riusciremo ad inserire un emendamento che preveda che per l’anno successivo alla prima coltivazione, il contadino possa riprodurre i semi, ma dall’anno dopo li debba di nuovo acquistare dai rivenditori.

E’ prevista la creazione di centri di trasformazione?
Per la realizzazione di centri di trasformazione non ci sono fondi a livello statale. Ad ogni modo ci sono a livello regionale, tramite i fondi PAC  e io sto ad esempio lavorando con la Regione Lazio per fare in modo di trovare questi fondi per creare un centro di prima trasformazione in Regione.

Nel caso sarà quindi solo un centro di prima trasformazione, o prevederà anche altre lavorazioni che possano essere un volano di crescita per il settore che vada oltre le produzioni alimentari e di canapulo?
Stiamo ragionando anche su questo ma siamo agli inizi: sicuramente ci muoveremo nella direzione migliore per gli interessi del settore.

Saranno previsti finanziamenti o incentivi per gli agricoltori?
Essendo la canapa una coltura che può essere inserita anche a rotazione, anche in questo caso ci sono fondi a livello regionale, che fanno sempre parte del PAC.

Fonte: Canapa Industriale

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È il felice epilogo di una battaglia che inizia da lontano e che pone al centro il diritto dei pazienti di avere accesso ai farmaci derivati dalla cannabis. Il Consiglio regionale pugliese ha infatti approvato all’unanimità la legge che permette l’avvio di progetti pilota, in collaborazione con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, la produzione dei medicinali a base di cannabis.

L’obiettivo della legge proposta dal consigliere regionale Sergio Blasi è che la cannabis possa essere prodotta e venduta per fini terapeutici con un significativo risparmio sul prezzo del medicinale sia per il sistema sanitario, sia soprattutto per i pazienti costretti ancor oggi a pagare, nei casi in cui il farmaco non viene rimborsato, oltre 30 euro per un grammo di infiorescenze che oggi vengono importate dall’Olanda. La Regione potrà inoltre attivare partnership di ricerca e valutazione con le università della Puglia, associazioni e altri soggetti portatori di interesse o di competenze specifiche. Per ridurre le spese relative all’acquisto e alla preparazione di medicinali cannabinoidi, la Giunta Regionale verificherà, entro 3 mesi dall’entrata in vigore della legge, la possibilità di centralizzare acquisti, stoccaggio e distribuzione alle farmacie ospedaliere abilitate, avvalendosi di strutture regionali. La norma consente inoltre di attivare un percorso virtuoso coerente con le politiche della Regione Puglia, tra le prime in Italia a sperimentare la somministrazione controllata di medicinali.

In tutto questo l’azienda farmaceutica pugliese Farmalabor è stata autorizzata dall’Ufficio centrale per gli stupefacenti del ministero della Salute al commercio all’ingrosso di preparazioni vegetali a base di cannabis, diventando, così, la seconda azienda di distribuzione farmaceutica in Italia a vantare questa autorizzazione. La prima è stata la Acef S.p.A. che dal 2013 distribuisce e commercializza farmaci derivati dalla cannabis nelle farmacie di tutta Italia, affiancando anche un’attività di formazione per i professionisti della salute. Riguardo alla Farmalabor, come sottolinea il comunicato dell’azienda, l’autorizzazione ministeriale riguarda la commercializzazione e distribuzione e quindi non la produzione del farmaco, che per il momento continuerà con tutta probabilità ad essere importato dall’Olanda.

Diverso invece il caso del progetto pilota dell’associazione LapianTiamo, fondata da due malati di sclerosi multipla e protagonisti in Puglia della battaglia a favore della cannabis terapeutica, approvato a livello regionale. Secondo l’associazione con la produzione locale si potrà arrivare ad un prezzo stimato di 1,55 euro al grammo. «Stiamo continuando a ricevere iscrizioni di soci usufruitori che chiedono di ricevere il farmaco – ci ha raccontato Andrea Trisciuoglio di LapianTiamo che abbiamo raggiunto telefonicamente – e aspettiamo una stima definitiva per partire con il progetto, ma al più tardi al 15 di settembre saremo pronti per iniziare. È un grande risultato ma mi reputerò vittorioso solo quando vedrò spuntare i primi germogli. Per i malati pugliesi non ci saranno problemi e abbiamo chiesto le autorizzazioni ministeriali per poter distribuire il farmaco anche al di fuori della Regione, ma non abbiamo ricevuto risposta. Il nostro sogno è quello di poter raggiungere il più alto numero di malati in tutto il Paese anche grazie a partnership o dispensari di cannabis terapeutica sul modello americano».

a cura della redazione di www.cannabisterapeutica.info

Fonte: Dolce Vita On Line

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Il 2014 è stato un anno denso di cambiamenti per quanto riguarda la legislazione sulla cannabis per uso medico; che, ci teniamo a ricordare, è permessa fin dal 1997. La legge ha subito diversi cambiamenti ma il medicinale è ancora difficilmente reperibile dagli stessi malati. Grazie ad alcune recenti modifiche e alla partenza di alcuni progetti pilota per l’auto produzione, presto ci saranno importanti novità per poter rendere più accessibile e meno costoso questo prezioso farmaco.

Cosa cambia?

Costi più bassi grazie alla produzione sul territorio nazionale e regionale.

Per fare fronte ai salati costi dell’importazione, agli inizi di settembre, è stato stilato un accordo tra il ministro della salute Lorenzin e della difesa Pinotti che permetterà di far partire un progetto pilota per l’auto produzione del medicinale nel territorio italiano. Il progetto sarà attuato all’interno dello stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che si occuperà sia della coltivazione (in aree sottoposte a sorveglianza) che del confezionamento dei medicinali da distribuire successivamente alle farmacie territoriali e ospedaliere. Se la lavorazione del farmaco viene affidata solo allo stabilimento di Firenze, non si esclude che la cannabis potrebbe essere coltivata anche altrove, come al CRA di Rovigo, fino ad ora l’unico centro autorizzato a coltivare la pianta per fini di ricerca, costretto però a distruggere il prodotto finale.

Secondo le dichiarazioni del ministro, entro la fine di ottobre verrà definito il protocollo operativo e il medicinale potrà essere disponibile per i pazienti già alla fine del 2015. La Lorenzin ha però aggiunto che questo progetto non sarà assolutamente il primo passo per permettere ai pazienti l’auto produzione.

Fino ad ora sono state le leggi regionali a regolamentare l’utilizzo e l’erogazione a carico del SSN (Sistema Sanitario Nazionale) del farmaco cannabis all’interno del territorio. Però non tutte le regioni hanno questo tipo di regolamentazione, quindi grazie alla produzione nel nostro paese del medicinale, questo entrerà a tutti gli effetti (in tutte le regioni) a far parte dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), cioè quelle prestazioni che dovrebbero essere erogate gratuitamente, o con un ticket in base alla fascia di reddito di chi richiede il trattamento, dal Servizio Sanitario Nazionale.

Quali sono le leggi regionali e come funzionano?

Per il momento le leggi regionali sono undici (Puglia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Friuli, Sicilia, Abruzzo, Liguria, Marche, Umbria e Basilicata), diverse tra loro ma convergenti tutte su un unico punto: il medicinale deve essere erogato gratuitamente ai pazienti e il costo deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Le leggi delle regioni Puglia, Toscana, Marche, Veneto, Friuli, Sicilia e Abruzzo prevedono che il costo dei farmaci cannabinoidi importati dall’estero sia rimborsabile dal servizio sanitario regionale, se l’inizio del trattamento avviene in ambito ospedaliero e in regime di day hospital. Anche dopo la dimissione del paziente i farmaci sono a carico del SSR e forniti dalla farmacia ospedaliera. Se, al contrario, il trattamento è stato avviato in ambito domiciliare dietro richiesta del medico di famiglia (Mmg), il paziente dovrà rivolgersi a una farmacia del servizio pubblico per l’importazione e dovrà pagare il prezzo di costo richiesto dal produttore e le spese accessorie riportate nella fattura.

Per i farmaci già in commercio in Italia (come Sativex per i pazienti affetti da Sclerosi Multipla) ci si può rivolgere a una farmacia pubblica, con costi a carico del SSR o a una farmacia privata, con costi a proprio carico.

Il medicinale è invece sempre a carico del SSR nella legge approvata il luglio scorso in Basilicata.
Inoltre, sempre nel luglio scorso in Puglia è stata approvata all’unanimità una proposta di legge che vuole regolare la produzione del farmaco direttamente all’interno del proprio territorio, fissando anche un prezzo al medicinale: 1,55 euro al grammo. La sperimentazione sarà attivata in collaborazione con diverse università e con lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, autorizzato a produrre medicinali cannabinoidi; ma, soprattutto, sarà avviata in collaborazione con le stesse associazioni dei pazienti.

Anche altre regioni hanno approvato provvedimenti simili, con lo scopo di diminuire i costi dell’importazione e cercare di raggiungere l’autosufficienza nella produzione.

I testi approvati in Veneto, Liguria, Sicilia e Abruzzo prevedono la possibilità di convenzioni con centri e istituti autorizzati alla produzione di farmaci cannabinoidi, come il CRA di Rovigo e lo stabilimento di Firenze. L’Abruzzo prevede anche un fondo di 50mila euro all’anno per assicurare la fornitura di farmaci a base di cannabis ai pazienti.

Ci sono anche alcuni provvedimenti al fine di aumentare la conoscenza di medici, farmacisti e pazienti riguardo alla Cannabis Terapeutica: in Friuli Venezia Giulia , Sicilia, Umbria e Basilicata sono promosse specifiche iniziative di informazione e corsi di aggiornamento per il personale medico e gli operatori sanitari.

Come ottenere, adesso, i farmaci?

Uno dei primi piccoli passi verso una facilitazione nei trattamenti con medicinali cannabinoidi era già stato mosso nell’aprile scorso, dopo la sentenza di incostituzionalità dell’ormai famigerata legge Fini-Giovanardi, grazie al nuovo DL Stupefacenti firmato Renzi-Lorenzin, che ha cambiato le tabelle delle sostanze stupefacenti creandone una “ad hoc” proprio per la cannabis, che ora risulta in tabella 2 e viene quindi considerata una sostanza “diversa” non più paragonabile alle droghe pesanti della tabella 1 (oppiacei, amfetamine, cocaina…), ma la posiziona accanto alle benzo-diazepine come una sostanza con un conosciuto valore terapeutico.

La legge non prevede ancora nuove facilitazioni per accedere alle cure, quindi, nell’attesa dell’attuazione dei primi progetti di auto produzione del farmaco nel nostro paese e di un eventuale cambiamento dei metodi di erogazione dello stesso, l’iter per accedervi è sempre lo stesso e richiede l’importazione per un fabbisogno massimo di tre mesi. La prescrizione va ottenuta tramite il proprio medico di famiglia o da uno specialista ospedaliero. Il paziente è inoltre tenuto a compilare un modulo di “consenso informato” per ottenere la ricetta.
C’è una sola ditta italiana che si occupa di svolgere le formalità burocratiche e importare direttamente il Bedrocan (composizione galenica a base di infiorescenze essiccate di cannabis) dal Ministero della Salute Olandese e lo spedisce direttamente ad alcune farmacie, sveltendo la procedura. Ricordate comunque che l’accesso ai farmaci cannabinoidi in molte regioni è gratuito solo se richiesto dal medico ospedaliero e per il trattamento iniziato in ambito ospedaliero. Se la ricetta viene fatta dal medico curante, il farmaco sarà a carico del paziente.

Le premesse sono buone.

Sembra che finalmente le mille risorse fornite Cannabis Terapeutica stiano per essere riconosciute, così come i diritti dei pazienti. Non bastano però buone premesse, la strada per la piena accessibilità del farmaco è ancora lunga e bisognerà vedere in che modo la legge sarà attuata e modificata, per poter permettere a chiunque ne necessiti cure gratuite e sufficienti.

Link Utili:

Qui potete trovare la lista delle farmacie vicino a voi che hanno a disposizione Bedrocan

Modulo per il consenso informato e alcune informazioni sulle ricette

- Da qui potete scaricare il modello di richiesta di importazione del farmaco e una ricetta precompilata per l’importazione di Bedrocan.

Fonte: Uso Medico

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“Allo Stabilimento chimico farmaceutico di Firenze hanno già preparato un piano per la produzione e predisposto un capannone per la coltivazione indoor di cannabis terapeutica, aspettano solo il via libera del ministero della Salute”. A confermare le indiscrezioni degli ultimi giorni è Paolo Bernini, deputato del Movimento 5 Stelle che oggi insieme ad altri tre parlamentari del movimento si è recato in visita allo stabilimento fiorentino. Ai parlamentari i responsabili del centro militare hanno confermato di aver già inviato tutta la documentazione necessaria al ministero della Difesa (dal quale lo stabilimento dipende) e di aspettare solo il via libera del ministro Lorenzin per iniziare la produzione di cannabis a scopi terapeutici per i malati italiani, i quali sono ancora costretti ad importare la cannabis dall’Olanda con grossi ostacoli burocratici ed economici.

GIA’ INDIVIDUATA LA VARIETA’ DI CANNABIS DA PIANTARE. L’ok alla produzione di cannabis sarebbe non solo una buona notizia per i malati ce ne hanno bisogno ma per tutto il paese. Lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze è infatti il centro che da oltre un secolo produce i cosiddetti farmaci “orfani”, cioè le terapie per quelle malattie troppo rare per essere considerate commercialmente appetibili dalle multinazionali del farmaco. E se fino a qualche decennio fa nello stabilimento militare si producevano 240 farmaci ora la produzione è di appena 20 medicinali a causa dei tagli imposti dal governo e il centro è a rischio chiusura. “La produzione di cannabis consentirebbe di risollevare le sorti di uno stabilimento fondamentale per la salute dei cittadini rendendolo economicamente autosufficiente”, spiega Bernini. Per questo i responsabili dello stabilimento hanno già predisposto un capannone grande oltre 10mila metri quadrati per la produzione, ma non solo: è già stata anche individuata la varietà di cannabis da piantare, che sarebbe fornita dal Cra, il Centro per la Ricerca di Rovigo.

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Ne avevamo parlato nei giorni scorsi come di una possibilità ancora da esplorare nella medicina veterinaria. Oggi, Canna-Pet, la prima medicina a base di cannabis per animali, è già realtà. Due veterinari e un imprenditore laureato al MIT hanno lanciato quello che sostengo sia il primo farmaco legale al mondo a base di cannabis per gli animali domestici. E ‘ composto da CBD, e quindi non sarà fonte dello sballo associato alle sostanze psicoattive della pianta.

“Prima che i suoi proprietari iniziassero a curarlo con una goccia quotidiana di CBD, le sette vite del gatto Garfield si stavano rapidamente esaurendo”. Comincia così il racconto di The Province sulla storia di un felino che assume cannabis a scopo terapeutico.

“Il felino 18enne – il cui nome è stato cambiato per proteggere la riservatezza del paziente – ha sofferto di una serie di problemi, tra i quali tiroide e le malattie cardiache, artrite grave, insufficienza renale e pancreatite cronica, una condizione che gli aveva fatto perdere l’appetito”, ha raccontato la dottoressa veterinaria Kathy Kramer del Vancouver Animal Wellness Hospital, da sempre sostenitrice della marijuana medica come opzione di trattamento per gli animali domestici. Ma da quando i suoi proprietari hanno cominciato a dare a Garfield una goccia quotidiana di marijuana medica sotto forma di tintura, il gatto sta molto meglio. “Ora il felino malato, che aveva già perso la voglia di mangiare, richiede il suo cibo e sembra provare meno dolore”, ha continuato il veterinario, precisando che: “Ha ancora un sacco di problemi di salute, ma per ora è stabile e mangia come un campione”.

Intanto Dan Goldfarb, uno dei fondatori della società detentrice di Canna-Pet, la CannaSalus LLC, ha spiegato la necessità di questo nuova cura per gli animali domestici. “Mentre test medici continuano a confermare i benefici della CBD negli esseri umani, sappiamo già che ha incredibili benefici in piccoli animali, ed è quindi giunto il momento di lanciare un integratore specifico per i nostri piccoli animali da compagnia”.

A quanto pare è legale negli Stati Uniti in quanto il CBD si può ottenere dalla canapa industriale. La società sostiene che gli integratori non abbiano effetti collaterali e che anche una piccola dose possa portare benefici evidenti in meno di una settimana. Studi clinici mostrano benefici nel trattamento di animali con il cancro, l’artrite, il diabete, problemi digestivi, dolore cronico, nausea, e quelli che ricevono cure palliative. L’azienda dice anche che Canna-Pet può essere usato anche come un supplemento di benessere generale per ridurre l’aggressività  l’ansia e l’obesità e prolungare la vita degli animali.

Canna-Pet è disponibile in una varietà di formati per i diversi animali, dai cani e gatti per conigli e porcellini d’India.

E mentre la dottoressa Kramer non può raccomandare ufficialmente il farmaco a causa della mancanza di linee guida veterinarie in Canada, ha comunque raccontato di impegnarsi per tenere i proprietari di animali informati su come somministrare il farmaco in modo sicuro. E che la maggior parte dei casi riguarda problemi relativi al dolore degli animali.

In generale anche se gli antidolorifici per gli animali domestici sono meno comuni e più costosi rispetto a quelli per gli esseri umani, molti veterinari ancora temono conseguenze pubbliche e professionali nel caso sostenessero pubblicamente la marijuana medica come alternativa.

Redazione Cannabisterapeutica.info

Ne avevamo parlato nei giorni scorsi come di una possibilità ancora da esplorare nella medicina veterinaria. Oggi, Canna-Pet, la prima medicina a base di cannabis per animali, è già realtà. Due veterinari e un imprenditore laureato al MIT hanno lanciato quello che sostengo sia il primo farmaco legale al mondo a base di cannabis per gli animali domestici. E ‘ composto da CBD, e quindi non sarà fonte dello sballo associato alle sostanze psicoattive della pianta.

“Prima che i suoi proprietari iniziassero a curarlo con una goccia quotidiana di CBD, le sette vite del gatto Garfield si stavano rapidamente esaurendo”. Comincia così il racconto di The Province sulla storia di un felino che assume cannabis a scopo terapeutico.

“Il felino 18enne – il cui nome è stato cambiato per proteggere la riservatezza del paziente – ha sofferto di una serie di problemi, tra i quali tiroide e le malattie cardiache, artrite grave, insufficienza renale e pancreatite cronica, una condizione che gli aveva fatto perdere l’appetito”, ha raccontato la dottoressa veterinaria Kathy Kramer del Vancouver Animal Wellness Hospital, da sempre sostenitrice della marijuana medica come opzione di trattamento per gli animali domestici. Ma da quando i suoi proprietari hanno cominciato a dare a Garfield una goccia quotidiana di marijuana medica sotto forma di tintura, il gatto sta molto meglio. “Ora il felino malato, che aveva già perso la voglia di mangiare, richiede il suo cibo e sembra provare meno dolore”, ha continuato il veterinario, precisando che: “Ha ancora un sacco di problemi di salute, ma per ora è stabile e mangia come un campione”.

Intanto Dan Goldfarb, uno dei fondatori della società detentrice di Canna-Pet, la CannaSalus LLC, ha spiegato la necessità di questo nuova cura per gli animali domestici. “Mentre test medici continuano a confermare i benefici della CBD negli esseri umani, sappiamo già che ha incredibili benefici in piccoli animali, ed è quindi giunto il momento di lanciare un integratore specifico per i nostri piccoli animali da compagnia”.

A quanto pare è legale negli Stati Uniti in quanto il CBD si può ottenere dalla canapa industriale. La società sostiene che gli integratori non abbiano effetti collaterali e che anche una piccola dose possa portare benefici evidenti in meno di una settimana. Studi clinici mostrano benefici nel trattamento di animali con il cancro, l’artrite, il diabete, problemi digestivi, dolore cronico, nausea, e quelli che ricevono cure palliative. L’azienda dice anche che Canna-Pet può essere usato anche come un supplemento di benessere generale per ridurre l’aggressività  l’ansia e l’obesità e prolungare la vita degli animali.

Canna-Pet è disponibile in una varietà di formati per i diversi animali, dai cani e gatti per conigli e porcellini d’India.

E mentre la dottoressa Kramer non può raccomandare ufficialmente il farmaco a causa della mancanza di linee guida veterinarie in Canada, ha comunque raccontato di impegnarsi per tenere i proprietari di animali informati su come somministrare il farmaco in modo sicuro. E che la maggior parte dei casi riguarda problemi relativi al dolore degli animali.

In generale anche se gli antidolorifici per gli animali domestici sono meno comuni e più costosi rispetto a quelli per gli esseri umani, molti veterinari ancora temono conseguenze pubbliche e professionali nel caso sostenessero pubblicamente la marijuana medica come alternativa.

Redazione Cannabisterapeutica.info

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MODAONLINE - H&M continua il suo percorso per una moda più sostenibile con due nuove collezioni, Conscious e Conscious Exclusive, entrambe disponibili dal 10 aprile 2014. Il volto delle due campagne è quello della supermodel Amber Valletta, famosa per il suo interesse verso la sostenibilità. La collezione Conscious comprende capi cool realizzati con tessuti più sostenibili come cotone riciclato al 100%, Tencel® e canapa. La collezione sarà disponibile nel reparto donna di tutti i punti vendita H&M e online (nei mercati in cui è presente). “Sono entusiasta di lavorare per la Conscious Collection di H&M, perché condivido gli stessi valori sulla sostenibilità. Questa collezione dimostra che si può essere alla moda e allo stesso tempo tutelare l’ambiente e le persone. Adoro lo stile di questi capi, e il solo fatto che siano realizzati in tessuti biologici, riciclati e di cellulosa significa che non dovremo mai più scendere a compromessi tra moda e sostenibilità”, dichiara Amber Valletta. Per la collezione Conscious Exclusive, H&M ha collaborato con Ever Manifesto, un vero pozzo di idee per la moda e il design sostenibile, che condivide l’impegno di H&M per un futuro della moda più sostenibile. I magnifici capi, ricchi di dettagli della collezione Conscious Exclusive, sono una chiara dimostrazione di ciò che si può ottenere con tessuti più sostenibili. L’ispirazione proviene dal mondo del flamenco e dallo stile bohémien. La collezione Conscious Exclusive sarà disponibile in 150 punti vendita H&M selezionati in tutto il mondo e online (nei mercati in cui è presente). “È fantastico collaborare con un marchio come H&M, che sta portando il settore verso una moda più sostenibile, specialmente con una collezione così elaborata e innovativa. Essere in grado di sostenere i loro team Conscious, implementando e ispirando un cambiamento positivo, è un’esperienza straordinaria”, dichiarano Elizabeth von Guttmann e Alexia Niedzielski di Ever Manifesto.

Fonte: www.modaonline.it

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Si è svolto a Bisceglie, nell’ambito di “Abitare il futuro”, evento dedicato all’abitare sano e consapevole, il primo Forum Nazionale sul nuovo Coordinamento Italiano per la Canapicoltura.

Presenti all’incontro, svoltosi presso Case di Luce, il più grande cantiere europeo di edilizia residenziale in calce canapa, l’associazione CanaPuglia, l’azienda Sicilcanapa, l’associazione Sativa Molise, l’impresa Equilibrium, la Società agricola Eletta – che ha recuperato l’antica cultivar italica “Eletta Campana” – il progettista di impianti di trasformazione Valerio Zucchini, l’associazione Toscanapa e l’impresa edile Pedone Working, al momento il maggiore investitore europeo nell’edilizia in calce canapa.

Obiettivo, quello di ricostruire una geografia italiana della canapa, tramite un progetto di filiera nazionale che, in un momento storico contraddistinto da una crisi di modelli produttivi, punti sulla coltivazione, sulla lavorazione, la trasformazione e sulla promozione del prodotto, immaginandolo come nuova risorsa economica pulita a vantaggio dell’intera economia nazionale.

La versatile canapa, attualmente impiegata come materiale inerte per la bioedilizia, nel settore alimentare e della cosmetica, per la produzione di vernici e resine, nella produzione di carta, biomassa e biogas, di feltri isolanti, geotessili e compositi, è un investimento interessante soprattutto per gli agricoltori: a fronte di un piccolo investimento economico, garantisce alte rese produttive; è una coltura molto resistente che si adatta a quasi tutti i microclimi, non necessita di macchinari agricoli specifici (possono essere impiegati i normali macchinari per la semina del frumento), si presta molto bene alle rotazioni colturale, in particolare nella produzione di cereali, riduce il numero di parassiti e rimineralizza i terreni. Altro punto di forza, il grande potenziale economico (dalla canapa è possibile produrre oltre 25mila prodotti) e il suo ruolo nella memoria collettiva, che agevolerebbe il mercato dei derivati.

Tornare a fare dell’Italia il primo produttore al mondo per qualità e il secondo per quantità, così come avveniva fino agli anni ‘40, significa, però, mettere in rete in maniera intelligente tutti gli operatori della filiera: coltivatori, associazioni di produttori e di persone, istituzioni, aziende, realtà che lavorano nella promozione e nell’informazione al pubblico, sensibilizzando al contempo tutti gli stakeholders potenziali di un settore che ha molto da offrire.

Durante il dibattito intercorso a Bisceglie, si è discusso sul percorso da seguire. Primo step, la creazione di un organismo federale super partes in grado di intraprendere un dibattito  trasversale, condiviso e senza protagonismi, sul futuro della canapa in Italia.Secondo, ambizioso progetto, quello di rendere l’Italia indipendente da altre realtà, come la Francia, nella produzione di sementi. Attualmente, il 50% della filiera italiana, si concentra nel Mezzogiorno e il recente recupero di varietà italiche autoctone che ben si adattano ai terreni del sud della penisola, indica la fattibilità del progetto.

Si cercherà inoltre di sensibilizzare il ministero delle Politiche Agricole, affinché intraprenda azioni di liberalizzazione delle sementi e promuova, tramite un sistema di premi, il recupero della filiera della canapa industriale. Il motto del futuro è “Italia canapaio d’Europa”. L’intenzione c’è. Ora serve passare ai fatti.

Serena Ferrara

Fonte: www.canapaindustriale.it

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